Giuseppe Bufardeci

Aggiornato in data 15 Aprile 2026 da Alessandro Calabrò
Giuseppe Bufardeci
Giuseppe Bufardeci, deputato siracusano

Giuseppe Bufardeci. Foto dalla Camera dei deputati, pubblico dominio.
Dati anagrafici
Nome completoGiuseppe Bufardeci
Nascita3 aprile 1927, Siracusa
Morte13 marzo 2010, Viterbo
ProfessioneFunzionario di partito
Carriera parlamentare
CaricaDeputato al Parlamento della Repubblica Italiana
LegislatureII (1953-1958), III (1958-1963)
CircoscrizioneCatania-Messina-Siracusa-Ragusa-Enna
PartitoPCI, poi PSI
CommissioniDifesa, Lavoro, Bilancio, Giustizia

Giuseppe Bufardeci (Siracusa, 3 aprile 1927 – Viterbo, 13 marzo 2010) è stato un politico italiano, deputato al Parlamento della Repubblica per due legislature consecutive (1953-1963), eletto nella circoscrizione Catania-Messina-Siracusa-Ragusa-Enna nelle liste del Partito Comunista Italiano.

Formazione e ingresso in politica

Giuseppe Bufardeci nasce a Siracusa il 3 aprile 1927 in una famiglia il cui cognome ricorre nella storia della città fin dall’Ottocento (il patriota Emilio Bufardeci, sacerdote e deputato, è il membro più celebre della casata, anche se il legame genealogico diretto non è documentato). Studente universitario nel dopoguerra, aderisce al Partito Comunista Italiano in un periodo in cui la Sicilia orientale è attraversata da forti tensioni sociali: la questione agraria, le lotte per la redistribuzione delle terre, l’occupazione dei latifondi. Il PCI offre ai giovani intellettuali meridionali una prospettiva di riscatto che le forze politiche moderate — legate ai notabili agrari e alla Democrazia Cristiana — non sembrano in grado di garantire.

Il percorso di Bufardeci è rapido: funzionario di partito prima dei 25 anni, viene candidato alla Camera nelle elezioni del 1953 nella circoscrizione Catania-Messina-Siracusa-Ragusa-Enna. L’elezione lo porta a Roma a soli 26 anni, tra i più giovani deputati della legislatura.

Carriera parlamentare

Studente universitario e funzionario di partito, Giuseppe Bufardeci viene eletto alla Camera dei deputati nel 1953 (II legislatura) a soli 26 anni, tra i più giovani parlamentari della legislatura. Rieletto nel 1958 (III legislatura), siede in quattro commissioni: Difesa (1953-1955), Lavoro e Previdenza Sociale (1955-1958), Bilancio e Partecipazioni Statali (1958-1959) e Giustizia (1959-1963).

In dieci anni di mandato parlamentare, Bufardeci si distingue per un’attività legislativa intensa: 36 proposte di legge e 27 interventi in Assemblea, concentrati prevalentemente sulla difesa degli interessi siciliani e dei lavoratori del comparto industriale. I temi dei suoi interventi riguardano i danni da nubifragio in provincia di Siracusa, le irregolarità amministrative provinciali, la censura del giornale l’Unità a Canicattini Bagni, la variante ferroviaria Catania-Siracusa, il crollo di una grotta a Siracusa (interrogazione n. 2024, novembre 1959) e le condizioni dei lavoratori del polo petrolchimico di Augusta-Priolo. Il 7 marzo 1961 presenta un’interrogazione urgente (n. 3502) sugli scontri fra scioperanti e forze di polizia alla raffineria Rasiom di Augusta, denunciando l’uso della forza contro i lavoratori. Denuncia la chiusura della fabbrica “Il Gas” di Augusta nel gennaio 1959.

Durante il mandato, il Ministro di Grazia e Giustizia Guido Gonella presenta una richiesta di autorizzazione a procedere contro Bufardeci per il reato previsto dall’art. 656 del codice penale (diffusione di notizie false o tendenziose atte a turbare l’ordine pubblico), a testimonianza della sua efficacia come oppositore politico.

L’azione parlamentare nel dettaglio

L’attività di Bufardeci alla Camera si distribuisce con regolarità lungo le due legislature: un intervento nel 1953, quattro nel 1954, uno nel 1955, due nel 1956, quattro nel 1957, sette nel 1958 (anno elettorale e di transizione tra le due legislature), quattro nel 1959, quattro nel 1960, cinque nel 1961 e quattro nel 1962. La progressione riflette la crescente autorevolezza del parlamentare siracusano, che dal ruolo di giovane debuttante si afferma come voce delle istanze meridionaliste del PCI.

Tra le azioni più significative: il 7 marzo 1961 presenta l’interrogazione urgente n. 3502 sugli scontri tra scioperanti e forze di polizia alla raffineria Rasiom di Augusta, denunciando l’uso sproporzionato della forza contro operai in lotta per condizioni salariali dignitose. Nel gennaio 1959 porta all’attenzione dell’Aula la chiusura della fabbrica «Il Gas» di Augusta, con la perdita di decine di posti di lavoro in un territorio dove l’occupazione industriale è già precaria. Nel novembre 1959 (interrogazione n. 2024) denuncia il crollo di una grotta nel centro abitato di Siracusa, sollevando il tema della messa in sicurezza del patrimonio sotterraneo della città. Interviene sulla censura del giornale l’Unità a Canicattini Bagni, sulle irregolarità amministrative della Provincia di Siracusa, sui danni da nubifragio in provincia e sulla variante ferroviaria Catania-Siracusa.

La richiesta di autorizzazione a procedere avanzata dal Ministro di Grazia e Giustizia Guido Gonella per il reato previsto dall’art. 656 del codice penale (diffusione di notizie false atte a turbare l’ordine pubblico) testimonia l’efficacia della sua azione di opposizione: le denunce di Bufardeci toccavano nervi scoperti dell’amministrazione democristiana in Sicilia.

Uscita dal PCI

Nel 1963, in disaccordo con la linea del Partito Comunista Italiano dopo l’invasione sovietica dell’Ungheria del 1956 e il rallentamento della destalinizzazione, Bufardeci lascia il PCI e aderisce al Partito Socialista Italiano, nel momento in cui il PSI si appresta a entrare nei governi di centro-sinistra. La scelta è dettata dalla volontà di incidere in modo riformista sulle strutture dello Stato.

Gli anni a Viterbo e l’eredità politica

Dopo la fine del mandato parlamentare, Bufardeci si trasferisce a Viterbo dove intraprende la professione di avvocato. La scelta di non tornare in Sicilia — insolita per un politico meridionale dell’epoca — riflette forse la difficoltà di reinserirsi in un contesto dove il passaggio dal PCI al PSI viene visto con sospetto da entrambi gli schieramenti. A Viterbo costruisce una seconda vita professionale, lontano dalla politica attiva ma fedele agli ideali di giustizia sociale che lo avevano portato in Parlamento a soli 26 anni.

La sua parabola politica è significativa: eletto giovanissimo tra le file del PCI nel 1953, in piena Guerra Fredda, in una Sicilia dove il voto comunista in provincia di Siracusa raggiunge punte del 30%, Bufardeci rappresenta una generazione di intellettuali meridionali che cercano nel partito uno strumento di emancipazione sociale prima ancora che un progetto ideologico. La disillusione seguita ai fatti d’Ungheria e il passaggio al PSI anticipano un percorso che molti altri seguiranno negli anni successivi.

Dopo la fine del mandato parlamentare, Bufardeci si trasferisce a Viterbo dove esercita la professione di avvocato. Vive nel capoluogo laziale fino alla morte, avvenuta il 13 marzo 2010, lontano dalla Sicilia ma fedele ai valori di giustizia sociale che avevano animato la sua carriera.

Giuseppe Bufardeci muore a Viterbo il 13 marzo 2010, a 82 anni. La notizia raggiunge Siracusa con ritardo: da decenni Bufardeci aveva interrotto i legami con la politica siciliana. Il suo nome resta negli annali parlamentari come quello di un deputato meridionale che si batté con tenacia per i diritti dei lavoratori e per lo sviluppo infrastrutturale di una provincia che, negli anni Cinquanta, oscillava fra la miseria rurale e le promesse — in gran parte tradite — dell’industrializzazione petrolchimica.

La sua vicenda parlamentare illumina un aspetto poco studiato della politica italiana del dopoguerra: l’impegno di giovani comunisti siciliani che, eletti in una delle circoscrizioni più povere d’Italia, si trovano a mediare fra le direttive del partito nazionale e le esigenze concrete di un territorio dimenticato dallo Stato centrale. Le 36 proposte di legge e i 27 interventi in Aula di Bufardeci, letti oggi, offrono un catalogo delle emergenze del Meridione italiano negli anni del miracolo economico: nubifragio e dissesto idrogeologico, disoccupazione, infrastrutture carenti, repressione delle proteste operaie, censura della stampa di opposizione.

Il legame genealogico diretto con il ramo del patriota Emilio Bufardeci (1816-1899) non è documentato nelle fonti disponibili, pur condividendo il cognome e l’origine siracusana.

La questione del petrolchimico

Tra i temi ricorrenti degli interventi parlamentari di Bufardeci spicca la condizione dei lavoratori del polo petrolchimico di Augusta-Priolo-Melilli, il più grande complesso industriale della Sicilia orientale. Negli anni Cinquanta il polo è in fase di espansione: le raffinerie Rasiom, ISAB e gli stabilimenti chimici attirano migliaia di operai dalle campagne circostanti, in un processo di industrializzazione rapido e disordinato che trasforma la costa siracusana. Bufardeci denuncia le condizioni di lavoro, i rischi per la salute, i contratti precari e l’assenza di tutele sindacali adeguate. Le sue interrogazioni prefigurano — con trent’anni di anticipo — il dramma ambientale e sanitario che renderà il triangolo Augusta-Priolo-Melilli uno dei siti più inquinati d’Italia, incluso nel 1998 tra i Siti di Interesse Nazionale per le bonifiche.

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Genealogia

Albero genealogico della famiglia Bufardeci di Siracusa

Albero genealogico della famiglia Bufardeci di Siracusa. Elaborazione grafica.

Ramo collaterale non documentato: Giuseppe Bufardeci (1927–2010), deputato. — Barbara Bufardeci (1965–2023), team manager del Setterosa.

Fonti

Scheda aggiunta da Alessandro Calabrò il 08 aprile 2026.