Corrado Arezzo de Spuches

Aggiornato in data 8 Giugno 2026 da Alessandro Calabrò

PersonaggioCorrado Arezzo de Spuches
Ritratto del barone Corrado Arezzo de Spuches di Donnafugata, senatore del Regno.

Ritratto del barone Corrado Arezzo de Spuches di Donnafugata (1824-1895). Fonte: Archivio storico del Senato della Repubblica, scheda 000882. CC-BY 3.0 IT.
Dati anagrafici
Nome completoCorrado Arezzo de Spuches di Donnafugata
NascitaRagusa Superiore, 7 novembre 1824
MorteCastello di Donnafugata (Ragusa), 27 dicembre 1895
Titolo nobiliareIX Barone di Donnafugata
Famiglia
PadreBarone Francesco Maria Arezzo Casentini (1800-1874), VIII Barone di Donnafugata, esiliato sotto i Borboni
MadreBaronessa Vincenza De Spucches De Broncoli (sorella del Duca di Caccamo, Marchese di Schirò e Principe di Galati)
ConiugeConcetta Arezzo di Trifiletti (cugina paterna)
FigliaVincenzina Arezzo (1851 ca – Parigi, 12 gennaio 1888), sposata il 18 febbraio 1868 a Catania con il principe Giuseppe Maria Alvaro Paternò Castello Alliata, duca del Palazzo, figlio del Principe di Manganelli e dei Principi di Sperlinga; morta senza testamento
Formazione
CollegioPadri Filippini di Palermo
Cariche politiche
Deputato al Parlamento siciliano1848-1849 (Camera dei Comuni, collegio di Ragusa)
Governatore della Provincia di Noto18 giugno – 2 dicembre 1860 (nomina di Giuseppe Garibaldi dittatore)
Governatore della Provincia di Trapani2 dicembre 1860 (nomina di Massimo Cordero di Montezemolo, luogotenente del Re per la Sicilia)
Deputato al Parlamento del Regno d’Italia7 aprile 1861 – 7 settembre 1865
(VIII legislatura, collegio di Vizzini)
Senatore del Regnonomina regia 4 dicembre 1865 (categoria «per censo», cat. 21 dello Statuto albertino); in carica fino alla morte
Commissario governativoEsposizione Internazionale di Dublino 1865
Sindaco di Ragusa Inferiore (Ibla)1873-1881
Presidente della Provincia di Siracusa1879-1882
Onorificenze
Ordine dei SS. Maurizio e LazzaroCommendatore (19 ottobre 1865)
Ordine della Corona d’ItaliaCommendatore (data non documentata); Grande Ufficiale (1894)
Identificatori
WikidataQ3694183
Senato del Regnoscheda n. 000882
ISNI0000 0004 1968 1213

Corrado Arezzo de Spuches di Donnafugata (Ragusa Superiore, 7 novembre 1824 – Castello di Donnafugata, 27 dicembre 1895) è stato un nobile, politico, letterato e mecenate siciliano, IX Barone di Donnafugata. Eletto a ventitré anni al Parlamento siciliano insurrezionale del 1848 per il collegio di Ragusa, vi diresse a Palermo il giornale satirico anti-borbonico «Il Gatto»; fu tra i primi nobili dell’isola a schierarsi con Giuseppe Garibaldi nel maggio del 1860 e venne nominato dal dittatore Governatore della Provincia di Noto, corrispondente all’attuale area di Siracusa e Ragusa. Deputato al primo Parlamento del Regno d’Italia per il collegio di Vizzini (VIII legislatura, 7 aprile 1861 – 7 settembre 1865) e Senatore del Regno per censo dal 4 dicembre 1865 fino alla morte, sindaco di Ragusa Inferiore tra il 1873 e il 1881, fu presidente della Provincia di Siracusa tra il 1879 e il 1882, nella circoscrizione amministrativa che fino alla legge Lanza del 1865 si chiamava Provincia di Noto e che fino al 1927 comprendeva anche il territorio ragusano. Ristrutturò in forma neogotica veneziana il Castello di Donnafugata, residenza della propria famiglia, oggi museo del Comune di Ragusa, e ne fece un centro di mecenatismo culturale; aprì nel 1854 con il padre una manifattura cotoniera sulle tenute ragusane, e impose il passaggio della linea ferroviaria Ragusa-Comiso-Modica presso il castello, dotandolo della stazione di Donnafugata inaugurata il 18 giugno 1893. Alla sua morte la salma, deposta inizialmente al castello, fu traslata nel 1908 nella Cappella Arezzo della Chiesa di San Francesco all’Immacolata di Ragusa Ibla.

Famiglia e formazione

Corrado Arezzo apparteneva a un casato nobiliare siciliano stanziato da secoli nel Val di Noto, con presenze documentate fra Catania, Messina e Ragusa. Il feudo di Donnafugata era stato acquisito nel Seicento (1648 secondo la datazione prevalente, o 1628 secondo retrodatazioni più recenti del sito ufficiale del castello) da Vincenzo Arezzo La Rocca, già barone di Serri, dai discendenti della casa Cabrera; Vincenzo trasformò il sito in masseria fortificata e ne ricevette regolare investitura baronale. Il padre, barone Francesco Maria Arezzo Casentini (1800-1874), VIII barone di Donnafugata, aveva conosciuto l’esilio sotto il regime borbonico per le proprie convinzioni liberali. Secondo la fonte coeva di Aristide Calani, «si sottrasse a stento a gravi vessazioni coll’allontanarsi dal proprio paese, e far lunghi viaggi all’estero»; le fonti non precisano una specifica località di esilio, verosimilmente collocabile in seguito ai moti del 1820-1821 o del 1837. Francesco Maria, rientrato in Sicilia, avviò nei primi decenni dell’Ottocento la trasformazione neoclassica dell’antica residenza, che Corrado avrebbe poi sviluppato nel grande complesso architettonico tuttora visibile, e fondò nel 1854 con il figlio la manifattura cotoniera di Donnafugata.

La madre, baronessa Vincenza De Spucches De Broncoli, apparteneva al ramo siciliano dei De Spucches (originari di Spagna, dove il cognome era Despuig), sorella del Duca di Caccamo, del Marchese di Schirò e del Principe di Galati. La famiglia materna possedeva un principato, due ducati, un marchesato e cinque baronie. Il doppio cognome adottato da Corrado richiama l’ascendenza materna, ma i titoli matrilineari non furono trasmessi al figlio, rimasto barone di Donnafugata per linea paterna. La parentela con i Tomasi di Lampedusa attraverso il ramo De Spucches, ipotizzata da Costanza DiQuattro nel romanzo Donnafugata del 2020, non è confermata dalle genealogie autorevoli (San Martino De Spucches, Storia dei Feudi e Titoli Nobiliari di Sicilia; Mango di Casalgerardo).

Corrado ricevette la propria formazione presso i Padri Filippini (Oratoriani di San Filippo Neri) di Palermo, istituzione di riferimento dell’aristocrazia siciliana del primo Ottocento, soppressa nel 1866 dalle leggi eversive. Il curriculum era classico-umanistico (latino, greco, filosofia, storia, retorica) e Corrado vi acquisì padronanza di latino, greco antico, francese, inglese e tedesco. Nello stesso collegio coltivò la passione per la botanica, che avrebbe poi applicato al progetto del parco di Donnafugata. Lo stemma di famiglia è descritto come «spaccato d’oro e d’azzurro, a quattro ricci dell’uno nell’altro, due in capo e due in punta», sormontato da corona marchionale, con motto Benemerentibus («a coloro che ben meritano»); i ricci, animale araldico raro, ne segnalano il carattere di vigilanza e difesa.

Corrado sposò la cugina paterna Concetta Arezzo di Trifiletti, secondo una pratica di endogamia nobiliare comune al casato; dall’unione nacque l’unica figlia Vincenzina (Ragusa, intorno al 1851), che il 18 febbraio 1868 sposò a Catania, in matrimonio civile, il principe Giuseppe Maria Alvaro Paternò Castello Alliata, duca del Palazzo, figlio del Principe di Manganelli e dei Principi di Sperlinga. Il matrimonio fu infelice: abbandonata dal marito, Vincenzina cadde in depressione e si trasferì a Parigi, dove morì il 12 gennaio 1888 senza testamento. Le due figlie di Vincenzina, Clementina e Maria Paternò Arezzo, sarebbero state nominate eredi del nonno alla morte di Corrado nel 1895. Clementina sposò nel 1906 il visconte francese Gaetano Combes de Lestrade, dopo una «romantica fuitina» da Donnafugata con celebrazione a Malta (alcune fonti citano una precedente unione civile nel 1878); dal matrimonio nacque la sola figlia Clara Combes de Lestrade. Maria sposò Francesco Marullo Balsamo, principe di Castellaci e conte di Condojanni, di antica famiglia messinese: marito e moglie morirono entrambi sotto le macerie del terremoto di Messina del 28 dicembre 1908 senza eredi diretti. Il loro testamento, datato 8 febbraio 1900 e ritrovato nei lavori di scavo del Palazzo Marullo Balsamo, disponeva la costruzione di un ospedale a Ragusa Inferiore: l’Ospedale Maria Paternò Arezzo fu inaugurato il 28 gennaio 1923 ed è ancora oggi attivo a Ragusa Ibla. L’erede universale fu Corrado Arezzo Giampiccolo, di ramo collaterale, che gestì la complessa successione (chiusa con sentenze dell’agosto 1914). Il castello sarebbe stato ceduto al Comune di Ragusa per un miliardo di lire nel 1982 da Gaetano Testasecca, ultimo discendente diretto, attraverso il ramo Combes de Lestrade-Testasecca.

Il Parlamento siciliano del 1848 e «Il Gatto»

A ventitré anni, eletto per il collegio di Ragusa, Corrado Arezzo prese parte al Parlamento siciliano insurrezionale del 1848-1849, esito della rivoluzione palermitana del 12 gennaio. Il parlamento, riunito il 25 marzo 1848, era bicamerale sul modello inglese (Camera dei Comuni e Camera dei Pari) e proclamò la decadenza dei Borboni con il decreto del 13 aprile 1848. Corrado, che compì ventiquattro anni durante l’esercizio del mandato nel novembre dello stesso anno, fu fra i parlamentari di area liberale moderata.

Della sua attività politica a Palermo è documentato in particolare il ruolo di direttore del giornale satirico anti-borbonico «Il Gatto»: la pubblicazione gli sarebbe valsa la persecuzione del regime restaurato dopo il maggio 1849. Dopo il rientro dei Borboni Corrado dovette rifugiarsi a Messina, prima del ritorno definitivo al Castello di Donnafugata. La sua partecipazione segnò l’ingresso di una nuova generazione di nobili siciliani nella politica liberale dell’isola, in continuità con la linea già tracciata dal padre esule. Nel decennio borbonico 1849-1859 Corrado si dedicò all’attività imprenditoriale (la manifattura cotoniera del 1854) e a quella letteraria, senza poter pubblicare nulla fino alla caduta del regime: le sue raccolte poetiche videro la luce solo dopo l’Unità.

Il 1860 e l’incontro con Garibaldi

Nel maggio 1860, all’indomani dello sbarco dei Mille a Marsala dell’11 maggio e dell’assunzione della dittatura da parte di Giuseppe Garibaldi a Salemi il 14 maggio, Corrado Arezzo fu tra i primi esponenti dell’aristocrazia siciliana orientale a schierarsi pubblicamente con il dittatore. Aristide Calani, nel Parlamento del Regno d’Italia, scrive: «Fu dei primi a recarsegli incontro e ad offrirgli ogni sorta d’ajuto». La località dell’incontro non è documentata con precisione (verosimilmente nell’area iblea o catanese, durante il transito garibaldino della seconda metà di giugno). Il 18 giugno 1860 Garibaldi gli affidò il governo della Provincia di Noto, denominazione assunta dalla circoscrizione fra il 1837 e il 1865 in conseguenza del trasferimento del capoluogo provinciale da Siracusa a Noto, decretato dopo la repressione dei moti colerici del 1837. La Provincia di Noto del 1860 comprendeva i distretti di Siracusa, Modica e Noto, vale a dire l’intero attuale territorio delle province di Siracusa e Ragusa.

L’amministrazione di Arezzo come governatore provinciale si svolse in parallelo all’azione del governo distrettuale di Siracusa, allora retto da Antonino Monteforte con sede provvisoria a Floridia e, dopo la capitolazione borbonica del 28 luglio 1860, da Raffaele Lanza. Il 2 dicembre 1860, durante la transizione all’ordinamento sabaudo, Arezzo fu nominato dal luogotenente del Re per la Sicilia Massimo Cordero di Montezemolo Governatore della Provincia di Trapani con un breve mandato di transizione amministrativa post-plebiscito. La doppia nomina del 1860 lo colloca tra i protagonisti del passaggio amministrativo della Sicilia all’ordinamento unitario.

Le giurisdizioni amministrative

La complessità delle cariche provinciali ricoperte da Arezzo si comprende solo nel quadro delle riforme amministrative siciliane dell’Ottocento. Il regio decreto numero 932 dell’11 ottobre 1817 di Ferdinando I istituì sette intendenze nella parte continentale del Regno delle Due Sicilie, fra cui la Provincia di Siracusa con capoluogo Siracusa, comprendente i distretti di Siracusa, Noto e Modica. Dopo la repressione dei moti del 1837 il regio decreto numero 4209 del 23 agosto 1837 trasferì il capoluogo a Noto, dando origine alla denominazione di Provincia di Noto, mantenuta sino al 1865. La legge numero 2248 del 20 marzo 1865, cosiddetta «legge Lanza», sancì la nascita formale della Provincia di Siracusa nel quadro unitario, riportando il capoluogo nel capoluogo storico e declassando Noto a sotto-prefettura. Infine il regio decreto-legge numero 1 del 2 gennaio 1927 istituì la Provincia di Ragusa per impulso del gerarca Filippo Pennavaria, mediante distacco di dodici comuni dalla provincia siracusana (i territori dell’antica Contea di Modica).

Nel 1860 dunque Arezzo governò la Provincia di Noto, denominazione formale dell’epoca; nel 1879-1882 presiedette la Provincia di Siracusa post-1865, territorialmente ancora comprensiva del ragusano fino al 1927.

Deputato del Regno e Senatore

Eletto al Parlamento del Regno d’Italia per il collegio di Vizzini (provincia di Catania), Corrado Arezzo fu ammesso alla Camera il 7 aprile 1861, a legislatura aperta dal 18 febbraio dello stesso anno. La posizione politica documentata dalla voce di Aristide Calani lo colloca nell’area dei liberali moderati unitari, non strutturati nei gruppi della Destra storica: votò contro la fiducia al Ministero Minghetti, partecipò alle sedute «non assiduamente», «non ha fino ad ora scelto un posto stabile». La VIII legislatura si chiuse il 7 settembre 1865; Arezzo non si ricandidò alla IX legislatura.

Pochi mesi dopo la fine del mandato di deputato, Corrado Arezzo fu nominato Senatore del Regno con regio decreto del 4 dicembre 1865, in categoria 21 dello Statuto albertino, ovvero «per censo» (l’imposta diretta annua di almeno tremila lire). La nomina senatoriale, registrata nell’Archivio Storico del Senato con scheda numero 000882, fu effetto sia del prestigio sociale sia del considerevole patrimonio fondiario del barone. Mantenne la carica fino alla morte, per trent’anni, attraversando la stagione della Destra storica e l’avvento della Sinistra al governo nel 1876. Nello stesso anno 1865 fu nominato commissario governativo italiano per l’Esposizione Internazionale di Dublino (Dublin International Exhibition of Arts and Manufactures, maggio-novembre 1865), la seconda grande esposizione internazionale dello Stato unitario dopo Londra 1862: il ruolo, di rappresentanza diplomatica, era coerente con il suo profilo (esperienza manifatturiera, conoscenza dell’inglese, neo-senatore).

L’amministrazione locale e la presidenza della Provincia di Siracusa

Tra il 1873 e il 1881 Corrado Arezzo ricoprì la carica di sindaco di Ragusa Inferiore (Ibla), che all’epoca era comune distinto da Ragusa Superiore (la fusione amministrativa sarebbe avvenuta nel 1927). Il mandato di otto anni, articolato verosimilmente in due o tre tornate consecutive, fu dedicato a opere pubbliche, servizi amministrativi e tutela del patrimonio artistico-architettonico locale. Tra il 1879 e il 1882, in parte sovrapponendo le due cariche per il cumulo allora consentito tra mandato comunale e presidenza della deputazione provinciale (organo esecutivo eletto dal Consiglio provinciale), Arezzo fu Presidente della Provincia di Siracusa: l’apice della sua carriera istituzionale locale, che gli consentì di sovrintendere a opere pubbliche provinciali (strade, ponti, istruzione) su un territorio che comprendeva l’attuale ragusano.

L’azione politica più ricordata del sindacato a Ibla riguarda la linea ferroviaria Ragusa-Comiso-Modica. Sfruttando le proprie influenze politiche di senatore, Arezzo riuscì a far modificare il tracciato della ferrovia per farla passare presso il castello di Donnafugata. La stazione ferroviaria di Donnafugata, situata a meno di quattrocento metri dal castello in una zona all’epoca disabitata, fu inaugurata insieme al tronco Comiso-Modica il 18 giugno 1893 (esattamente trentatré anni dopo la nomina garibaldina di Arezzo a governatore della Provincia di Noto); il tronco da Modica a Ragusa entrò in servizio il 19 aprile 1896, già dopo la morte del barone. Le caratteristiche tecniche della linea (gallerie elicoidali con tornanti ispirati al modello svizzero del Gottardo, a Wassen) la rendono un caso ingegneristico di rilievo nazionale; la deviazione del tracciato presso Donnafugata costituisce un esempio iconico, e oggi considerato emblematico, dell’uso del potere politico ottocentesco per dotare la propria proprietà di infrastrutture pubbliche.

Il Castello di Donnafugata

L’opera architettonica più nota legata al nome di Corrado Arezzo è la trasformazione monumentale del Castello di Donnafugata, nel territorio di Ragusa, condotta nel corso degli anni Settanta e Ottanta dell’Ottocento. La struttura, originariamente masseria fortificata costruita nel Seicento da Vincenzo Arezzo La Rocca, era stata già ampliata nel Settecento e parzialmente riformata in chiave neoclassica nei primi decenni dell’Ottocento dal padre Francesco Maria; sotto Corrado venne dotata di una facciata neogotica veneziana con loggia a trifore trilobate ispirata al Palazzo Ducale di Venezia, in chiave anglofila «castle revival» di gusto eclettico tardo-ottocentesco. Nel 1906, in piena gestione Combes de Lestrade, ulteriori modifiche alla facciata furono dirette dall’ingegnere Saverio Castilletti.

Facciata neogotica veneziana del Castello di Donnafugata a Ragusa.

La facciata neogotica veneziana del Castello di Donnafugata, frutto degli interventi voluti da Corrado Arezzo negli anni 1880. Foto: Madmax72, CC-BY-SA 4.0.

L’identità dell’architetto della facciata neogotica non è documentata con certezza dalle fonti: appare verosimile che il barone, eclettico erudito, abbia coordinato direttamente i lavori. La residenza si sviluppa oggi su 122 stanze in tre piani, con due torri laterali, per una superficie netta calpestabile di circa 2.500 metri quadrati abitativi (oltre 7.500 metri quadrati complessivi, comprese le superfici tecniche e accessorie); circa venti ambienti sono aperti al pubblico. Gli interni principali comprendono il Salone degli Stemmi con due antiche armature; la Sala della Musica, decorata con pitture trompe-l’œil (alcune raffigurano carte dei Tarocchi), arredata con un pianoforte verticale dipinto di nero e sgabello viennese, candelabri di cristallo e vasi di terracotta; la Sala degli Specchi, sala da ballo con finiture in oro, divani con cornici dorate e tessuti burette; la Biblioteca di oltre diecimila volumi (oggi conservati nell’ordine dei novemila), avviata da Francesco Maria e ampliata da Corrado, comprendente testi del Cinquecento e del Seicento, l’edizione 1771 dell’Encyclopédie di Diderot e d’Alembert e una collezione di volumi di botanica, esoterica, alchemica, agraria e meccanica; la Pinacoteca privata, con opere attribuite ad Antonello da Messina (Madonna col Bambino), José de Ribera (San Paolo Eremita), Hans Memling (Madonna in trono), Bartolomé Esteban Murillo (Estasi di San Francesco), Salvator Rosa (autoritratto), Luca Giordano e un Prometeo incatenato di scuola caravaggesca considerato il gioiello della raccolta, oltre a porcellane di Sèvres, maioliche giapponesi e ceramiche di Caltagirone di Bongiovanni Vaccaro; l’Appartamento del Vescovo, foresteria con mobili Boulle, tavolini da gioco in palissandro e candelabri di bronzo dorato a sette bracci, riservata storicamente al vescovo di Siracusa (la Diocesi di Ragusa fu eretta solo nel 1950); le stanze di gusto cinese; il Salone degli Stemmi.

Il parco del Castello di Donnafugata con il labirinto in pietra.

Il parco di otto ettari del Castello di Donnafugata, con la coffee house neoclassica e il labirinto in pietra ispirato a Hampton Court. Foto: Mboesch, CC-BY-SA 3.0.

Il parco di otto ettari alla maniera inglese ospita oltre 1.500 specie vegetali, una coffee house neoclassica di pianta ottagonale, grotte artificiali con finte stalattiti, tempietti romantici, un labirinto in pietra di circa duemiladuecento metri quadrati ispirato a quello di Hampton Court (è l’unico di tipo monumentale conservato nel sud Italia) e «scherzi» meccanici di intrattenimento per gli ospiti (giochi d’acqua a sorpresa, statue mobili, automi).

Dopo le successioni novecentesche e decenni di abbandono, il complesso fu acquistato nel 1982 dal Comune di Ragusa, su iniziativa dell’ultimo discendente diretto Gaetano Testasecca (ramo Combes de Lestrade-Testasecca), per un miliardo di lire. È oggi gestito come museo (con un Museo del Costume nelle stanze interne) e aderisce all’Associazione Nazionale Case della Memoria; è aperto al pubblico tutti i giorni eccetto il lunedì.

Letteratura, arti e mecenatismo

Poliglotta per formazione filippina, Corrado Arezzo coltivò la poesia, la pittura, la musica e il teatro. La sua produzione letteraria, di carattere dilettantistico ma di buona fattura, comparve nei due volumetti «Alcuni versi» e «Voci dell’anima», pubblicati a Palermo nel 1861 dalla tipografia Clamis e Roberti e spesso citati come un unico libro di ventiquattro testi (cinque poemetti e diciannove sonetti). Il poemetto più noto è «L’Armonia», in endecasillabi, dedicato all’incanto del paradiso prima della caduta, di impronta filosofico-religiosa con accenti tardo-romantici e neoclassici. Una poesia di commiato dedicata alla figlia Vincenzina è ricordata dalla narrazione di Costanza DiQuattro (2020), trasmessa attraverso il fedele servitore Michelozzo. Aristide Calani, contemporaneo del barone, ne lodò nel 1860 «versi eleganti, non privi di novità e di soavità di concetto».

Sul piano del mecenatismo Corrado promosse iniziative culturali nel Val di Noto e fondò, insieme al padre Francesco Maria, la già citata manifattura cotoniera di Donnafugata (1854), che impiegò una cinquantina di operai. Aristide Calani vi vede un esempio precoce del «nobile-imprenditore» siciliano. Una seconda impresa industriale di Corrado, una filanda a Ragusa Ibla, è documentata nel discorso del sindaco Federico Piccitto (2018). Sul versante della collezione, oltre alla biblioteca e alla pinacoteca di Donnafugata, il barone fu pittore amatoriale e «intenditore di teatro, pittura e musica»; la Sala della Musica del castello fu spazio di riunione musicale per ospiti.

Una vicenda particolare nella memoria del barone è l’ipotesi di affiliazione massonica: lo storico Federico Guastella, in un saggio pubblicato sul blog Oltreimuri, riconosce esplicitamente che «non ci sono prove sull’appartenenza del Barone Corrado Arezzo alla Massoneria», ma identifica nel parco di Donnafugata un possibile percorso esoterico: le grotte con stalattiti come simbolo ctonio, il labirinto come percorso iniziatico, il tempietto neoclassico circolare con cupola sostenuta da otto colonne e volta affrescata, gli avelli con cipressi di matrice foscoliana, gli elementi egittizzanti agli estremi della scalinata principale. L’evidenza resta però circostanziale: la lettura esoterica del parco è suggestiva ma nessun documento di iscrizione a una loggia ragusana, catanese o palermitana è ad oggi noto.

Il rapporto con «Il Gattopardo»

La somiglianza onomastica e tematica con la Donnafugata di Giuseppe Tomasi di Lampedusa ha alimentato nei decenni una popolare identificazione tra il castello ragusano e l’omonimo possedimento del Principe di Salina. Lampedusa, in una lettera del 30 maggio 1957 al barone Enrico Merlo di Tagliavia allegata al dattiloscritto del romanzo, indica esplicitamente i propri modelli: «Donnafugata come paese è Palma; come palazzo è Santa Margherita». La Donnafugata letteraria corrispondeva dunque al palazzo Filangeri-Cutò di Santa Margherita di Belice (proprietà della famiglia materna dell’autore, dove Lampedusa trascorse parte dell’infanzia) e alla città di Palma di Montechiaro (antico feudo Tomasi); il modello del Principe di Salina sarebbe stato Giulio Fabrizio Tomasi (1815-1885), bisnonno dell’autore. La coincidenza toponomastica con il castello di Donnafugata di Ragusa resta dunque casuale.

Anche le scene del Donnafugata dell’omonimo film di Luchino Visconti del 1963 non furono girate al castello ragusano. Visconti, dopo un sopralluogo, scartò la struttura a causa delle condizioni di abbandono in cui versava; le scene «Donnafugata» del film furono girate a Ciminna (esterni della piazza e facciata costruita del palazzo Salina) e a Palazzo Chigi di Ariccia (interni). La villa di famiglia fu Villa Boscogrande di Mondello (Palermo) e il ballo finale fu girato a Palazzo Valguarnera Gangi di Palermo. La scrittrice Costanza DiQuattro (Ragusa, 1986), drammaturga e regista, discendente della famiglia Arezzo, ha sostenuto nel romanzo storico Donnafugata (Baldini+Castoldi, 2020, Premio Porta d’Oriente 2021) la possibilità che Corrado Arezzo abbia in parte ispirato la figura del principe Salina per via di parentele di sangue tra i De Spucches e i Tomasi: la tesi resta minoritaria nella letteratura specialistica e nelle genealogie autorevoli, che non confermano legami documentati tra i due casati. Negli anni Duemila il Castello di Donnafugata è stato comunque set di numerose produzioni cinematografiche e televisive, fra cui la serie del Commissario Montalbano (in cui ospita la residenza del boss mafioso Balduccio Sinagra in più episodi) e il film di Alfonso Arau L’Imbroglio nel Lenzuolo (2010).

Connessione con Siracusa

La connessione fra Corrado Arezzo e Siracusa è doppia e istituzionale. La prima nomina governativa garibaldina del 18 giugno 1860 lo pose alla guida della Provincia di Noto, la circoscrizione che includeva il distretto di Siracusa, retto in quegli stessi mesi dal governo distrettuale di Antonino Monteforte e poi di Raffaele Lanza. La seconda è la presidenza della Provincia di Siracusa fra il 1879 e il 1882, all’epoca in cui l’attuale provincia di Ragusa era amministrativamente inclusa nel territorio aretuseo: la legge Lanza del 20 marzo 1865 aveva nel frattempo rinominato la circoscrizione da Provincia di Noto a Provincia di Siracusa, riportando il capoluogo a Siracusa. L’inserimento di Corrado Arezzo nell’elenco dei patrioti del Risorgimento siracusano riflette dunque la giurisdizione amministrativa pre-1927.

Morte, sepoltura ed eredità

Corrado Arezzo morì al Castello di Donnafugata il 27 dicembre 1895, a settantuno anni, di cause non specificate dalle fonti. La sua salma fu deposta inizialmente al castello e nel 1908 traslata nella Cappella Arezzo di Donnafugata della Chiesa di San Francesco all’Immacolata di Ragusa Ibla, oggi chiusa da un’alta cancellata in ferro battuto opera di Giuseppe Celesti di Messina. La cappella ospita tre sarcofagi marmorei (con marmi di Carrara lavorati a Messina dal maestro Giovanni Scarfì) sormontati da busti di Concetta Arezzo di Trifiletti, della figlia Vincenzina e del barone Corrado (il cui sarcofago è il più recente dei tre).

Il viale di accesso al Castello di Donnafugata è intitolato a Corrado Arezzo dal 29 maggio 2018, intitolazione voluta dal sindaco di Ragusa Federico Piccitto centoventitré anni dopo la morte del barone, con la presenza dell’architetto Iacono come proponente e del dottor Giovanni Scucces in rappresentanza della famiglia. La motivazione ufficiale lo descrive come «uno degli uomini più illustri della storia della nostra città». L’Associazione Nazionale Case della Memoria annovera il castello tra le proprie sedi monumentali. Le sue carte e parte della biblioteca sono confluite negli archivi famigliari conservati dagli eredi Combes de Lestrade e dal Comune di Ragusa. Per disposizione testamentaria della nipote Maria Paternò Arezzo, una parte del patrimonio famigliare finanziò la costruzione dell’Ospedale Maria Paternò Arezzo a Ragusa Ibla, inaugurato il 28 gennaio 1923 e ancora operativo. La toponomastica di Siracusa, dove Corrado Arezzo esercitò due mandati istituzionali, non gli ha invece dedicato vie o piazze.

Voci collegate

Fonti e bibliografia

  • Calani, Aristide, Il Parlamento del Regno d’Italia, voce Corrado Arezzo di Donnafugata, Milano, Civelli, 1860 (anche su Wikisource italiana).
  • Arezzo de Spuches, Corrado, Alcuni versi e Voci dell’anima, Palermo, Tipografia Clamis e Roberti, 1861.
  • Scheda istituzionale Corrado Arezzo presso l’Archivio Storico del Senato della Repubblica, numero 000882.
  • Voce Corrado Arezzo de Spuches di Donnafugata su Wikipedia italiana; voce Wikidata Q3694183.
  • Lettera di Giuseppe Tomasi di Lampedusa al barone Enrico Merlo di Tagliavia, 30 maggio 1957 (allegata al dattiloscritto del Gattopardo).
  • Sito ufficiale del Castello di Donnafugata, Comune di Ragusa.
  • San Martino De Spucches, Storia dei Feudi e Titoli Nobiliari di Sicilia.
  • DiQuattro, Costanza, Donnafugata, Milano, Baldini+Castoldi, 2020 (Premio Porta d’Oriente 2021).
  • Ecomuseo CARAT di Ragusa, scheda dedicata a Donnafugata e alla biblioteca.
  • Federico Guastella, L’unità d’Italia, Corrado Arezzo, la massoneria iblea, blog Oltreimuri.
  • Tour Letterario Ibleo, sezione dedicata a Corrado Arezzo.
  • Comune di Ragusa, intitolazione del viale Corrado Arezzo de Spuches, 29 maggio 2018.
  • Heraldry’s Institute of Rome, blasone della famiglia Arezzo.
  • Archivio Storico Comunale di Ragusa, atti del sindaco di Ragusa Inferiore 1873-1881.

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