Antonino Monteforte

Aggiornato in data 8 Giugno 2026 da Alessandro Calabrò

Questa voce riguarda il patriota e governatore distrettuale garibaldino del 1860. Per l’omonimo per cognome Salvatore Monteforte, attivo nella massoneria siracusana e nella vita amministrativa del Novecento, di cui non risulta documentata alcuna parentela diretta, si consultino l’elenco dei massoni siracusani e l’elenco dei sindaci di Siracusa.

PersonaggioAntonino Monteforte
Stemma del Comune di Floridia.

Stemma del Comune di Floridia, sede provvisoria del Governo distrettuale di Siracusa nell’estate 1860 sotto la prodittatura garibaldina.
Dati anagrafici
Nome completoAntonino Monteforte
Nascitadata e luogo ignoti
Mortedata e luogo ignoti
Periodo di attività documentato1857-1860
Carica pubblica
CaricaPresidente del Governo distrettuale di Siracusa
Mandatogiugno-settembre 1860
Sede provvisoriaFloridia
Nominato daGiuseppe Garibaldi (dittatore), in attuazione del decreto n. 4 del 17 maggio 1860
Predecessorenessuno (carica di nuova istituzione, in sostituzione del sotto-intendente borbonico)
SuccessoreRaffaele Lanza
Militanza politica
Comitato segreto siracusano1857 ca. – 1860
OrientamentoLiberale, anti-borbonico

Antonino Monteforte (date di nascita e morte ignote, attivo nella seconda metà degli anni Cinquanta dell’Ottocento) è stato un patriota siciliano del Risorgimento. Membro della rete liberale siracusana del decennio finale del Regno delle Due Sicilie, fu nominato da Giuseppe Garibaldi presidente del Governo distrettuale di Siracusa tra il giugno e il settembre del 1860, in attuazione del decreto dittatoriale del 17 maggio 1860 che istituiva un governatore in ciascuno dei ventitré distretti dell’isola. La sede provvisoria del governo distrettuale fu fissata a Floridia, comune dell’entroterra a circa dodici chilometri a ovest di Siracusa, in attesa della resa borbonica del capoluogo, formalizzata il 28 luglio 1860 con la convenzione Clary-Medici. Dopo la liberazione di Siracusa, gli subentrò il patriota Raffaele Lanza, che riportò la sede a Siracusa e funse da presidente del consiglio civile provvisorio fino al dicembre 1860; con la cessazione della prodittatura di Antonio Mordini (2 dicembre 1860) l’amministrazione passò alla Luogotenenza Generale del Re per le Province Siciliane, affidata al marchese Massimo Cordero di Montezemolo. La figura di Monteforte, non incisa nella storiografia nazionale del Risorgimento e priva di voce nel Dizionario Biografico degli Italiani, è conservata dalla storiografia locale floridiana, in particolare dall’opera dello storico ottocentesco Anton Maria Ernesto Curcio.

Contesto storico: la dittatura garibaldina in Sicilia

Lo sbarco di Giuseppe Garibaldi a Marsala dell’11 maggio 1860 inaugurò la stagione dittatoriale garibaldina. Il 14 maggio 1860 a Salemi Garibaldi assunse la dittatura della Sicilia «in nome di Vittorio Emanuele Re d’Italia». Tre giorni dopo, il 17 maggio 1860, emanò la prima serie di decreti fondativi del nuovo ordinamento; con il decreto n. 4 si istituì «un Governatore in ciascuno dei ventitré distretti della Sicilia», mentre Francesco Crispi riceveva la qualifica di Segretario di Stato della Dittatura. Il 27 maggio 1860 Garibaldi entrava a Palermo dopo la marcia dai Quattro Pizzi e diede avvio alla riorganizzazione amministrativa dell’intera isola.

Il decreto sui distretti sostituiva di fatto l’apparato delle intendenze borboniche ereditato dalla riforma amministrativa del 1817, con un intendente a capo di ciascuna provincia e un sotto-intendente in ciascun distretto. Ai nuovi governatori distrettuali era richiesto di «stabilire in ogni comune il Consiglio civico e tutti i funzionari esistenti prima dell’occupazione borbonica», di esercitare «tutela su tutte le amministrazioni pubbliche» e di valutare le «incapacità derivanti dalla connivenza col Borbone», escludendo dalle cariche chi avesse favorito la restaurazione del 1849, chi avesse esercitato funzioni in istituzioni «illegittime» nemiche o chi si fosse opposto al nuovo ordine. La struttura distrettuale garibaldina restò in vigore fino al 26 agosto 1860, quando l’ordinamento amministrativo piemontese fu formalmente esteso all’isola; i governatori rimasero comunque in carica fino alla cessazione della prodittatura del 2 dicembre 1860.

Nel quadro dei ventitré governatorati, la nomina di Monteforte si colloca accanto a quelle di altri governatori distrettuali di nomina garibaldina ben documentati: il giurista calabro-siciliano Giacinto Ignazio Maria Scelsi, commissario straordinario di Cefalù subito dopo la presa di Palermo e successivamente di Noto sotto Depretis (a trentasei anni divenne, dal 1861, il più giovane prefetto d’Italia ad Agrigento); Paolo Migliore, nominato governatore del distretto di Palermo il 22 maggio 1860; Corrado Arezzo de Spuches di Donnafugata, designato il 18 giugno 1860 governatore dell’intera Provincia di Noto (livello provinciale, gerarchicamente superiore ai governatorati distrettuali) e in carica fino al 2 dicembre 1860. Il 22 luglio 1860 Garibaldi nominava infine Agostino Depretis prodittatore con decreto firmato a Milazzo (n. 118).

L’apparato borbonico siracusano fino al 1860

Il decreto garibaldino interruppe una sequenza ininterrotta di amministrazione borbonica iniziata con la riforma amministrativa del 1817. La Provincia di Siracusa (con capoluogo Siracusa fino al 4 agosto 1837, poi Noto fino al 1865) comprendeva tre distretti (Siracusa, Modica, Noto), ventidue circondari e trentuno comuni. La sequenza degli intendenti, ricostruita sulle fonti archivistiche, vede succedersi Pietro Landolina marchese di Sant’Alfano (1818), Luigi Maria Guttadauro principe di Reburdone (dal 1819 e nei due decenni successivi), Andrea Vaccaro (maggio-18 luglio 1837), Antonino Galbo barone di Montenero (1838-1848), e infine Nicola Mezzasalma, ultimo intendente effettivo (fino al 25 maggio 1860). Dopo la fuga di Mezzasalma di fronte all’avanzata garibaldina, fu nominato facente funzioni Giuseppe Vianisi duca di Montagnareale (25 maggio-18 giugno 1860): è di fatto l’ultimo funzionario provinciale borbonico, prima del subentro del governatore garibaldino Corrado Arezzo de Spuches.

Nel distretto di Siracusa la situazione era complicata dalla resistenza borbonica. Dopo la battaglia di Milazzo del 20 luglio 1860 e la convenzione Clary-Medici firmata a Messina lo stesso 28 luglio fra il maresciallo di campo borbonico Tommaso de Clary e il maggior generale garibaldino Giacomo Medici, le truppe regie evacuarono pacificamente l’isola; per effetto della convenzione, Augusta e Siracusa capitolarono il 28 luglio 1860. La cittadella di Messina, ultima piazzaforte borbonica in Sicilia, resistette invece fino al 13 marzo 1861. La sede del Governo distrettuale di Monteforte fu perciò fissata a Floridia, comune dell’entroterra dove il consiglio civico aveva chiuso il proprio ultimo verbale di epoca borbonica il 6 maggio 1860, cinque giorni prima dello sbarco di Marsala.

Il Governo distrettuale, giugno-settembre 1860

Monteforte assunse la presidenza del governo distrettuale di Siracusa nelle settimane immediatamente successive ai decreti garibaldini. Il sito istituzionale del Comune di Floridia conserva la formula tradizionale, ricavata dalla storiografia ottocentesca di Anton Maria Ernesto Curcio, secondo cui «Antonino Monteforte, governatore del distretto, fissò provvisoriamente la sede del governo a Floridia» durante l’avanzata garibaldina verso il capoluogo. Il suo compito istituzionale fu quello di mantenere l’ordine amministrativo nelle zone del distretto già controllate dai patrioti, raccogliere le adesioni dei comuni alla nuova causa e preparare la transizione all’ordinamento sabaudo.

Durante la permanenza del governo distrettuale a Floridia, l’ordine cittadino fu garantito dall’opera di due sacerdoti del clero locale, Don Gaetano Ierna e Don Sebastiano Curcio, padre del futuro storico di Floridia Anton Maria Ernesto Curcio. Le due figure, che sostituirono di fatto l’autorità di polizia borbonica dissoltasi con la fuga dell’intendente, costituirono il principale supporto amministrativo locale della stagione garibaldina. La rete cospirativa siracusana era nel frattempo coordinata anche da Emanuele De Benedictis (Siracusa, 1820 – 1891), allievo del patriota Salvatore Chindemi e segretario del Gabinetto Letterario, che ricoprì il ruolo formale di Segretario del Governo distrettuale presso Monteforte. De Benedictis avrebbe poi diretto l’Archivio Provinciale di Siracusa dal 1861.

Dopo la capitolazione borbonica del 28 luglio, alla guida del distretto subentrò Raffaele Lanza, che trasferì la sede da Floridia a Siracusa e funse da presidente del consiglio civile provvisorio fino al dicembre 1860; la storiografia locale colloca il passaggio formale delle consegne nel mese di settembre 1860. Con la cessazione della prodittatura di Antonio Mordini il 2 dicembre 1860, giorno in cui il prodittatore consegnò a Vittorio Emanuele II i risultati del plebiscito a Palazzo Reale di Palermo, l’amministrazione passò alla Luogotenenza Generale del Re per le Province Siciliane, affidata al marchese Massimo Cordero di Montezemolo. La struttura distrettuale fu progressivamente riassorbita nell’ordinamento provinciale del nuovo Regno con il regio decreto del 9 ottobre 1861 numero 250, che trasformò i governatori provinciali in prefetti e gli intendenti distrettuali in sotto-prefetti, e in via definitiva con la legge del 20 marzo 1865 numero 2248 (cosiddetta «legge Lanza»), che riportò Siracusa al rango di capoluogo di provincia (con declassamento di Noto a sotto-prefettura).

Il 10 dicembre 1860, in questa stessa fase di transizione, fu inviato a Siracusa il funzionario Niccolò Cusa (Corleone, 20 febbraio 1821 – Palermo, 27 agosto 1893), trasferito da Girgenti e nominato governatore della Provincia di Siracusa per il regime borbonico in scadenza (dal 10 al 17 dicembre); il 17 dicembre 1860 fu confermato come governatore della Provincia italiana di Siracusa fino all’8 agosto 1861. Cusa, primo prefetto effettivo della provincia siracusana nel sistema unitario, avrebbe poi ricoperto la carica di prefetto in numerose altre province italiane (Arezzo, Catanzaro, Trapani, Messina, Ancona, Catania) ed era nel 1870 commissario per Roma; senatore del Regno dal 18 aprile 1871. Il plebiscito di annessione del 21 ottobre 1860 si era nel frattempo concluso a Floridia con esito unanimemente favorevole all’unione con il Regno di Sardegna (486 voti favorevoli su 486 votanti, secondo la documentazione conservata dal Comune); a livello siciliano il sì raggiunse il 99,3 per cento dei votanti.

Militanza nella rete liberale siracusana

Prima della nomina garibaldina, Monteforte risulta attivo nella rete cospirativa liberale siracusana che dalla restaurazione del 1849 al 1860 organizzò la resistenza sotterranea al regime borbonico. La rete affondava le proprie radici nella generazione precedente: nei moti carbonari del 1820-1821, con la figura del generale Gaetano Abela della Torre (Siracusa, 22 gennaio 1778 – decapitato a Castellammare, 30 dicembre 1826), fondatore di una delle quattro «vendite» carbonare siracusane (1817) insieme al fratello Giuseppe e al chirurgo Daniele Caporosso, e già protagonista nel 1820 della marcia di cento patrioti verso Siracusa; e nel moto colerico del 1837, con i martiri Mario Adorno (Siracusa, 1773 – 1837), avvocato di nobile famiglia genovese, e suo figlio Carmelo Adorno, entrambi fucilati il 18 agosto 1837 in piazza Duomo dopo la sommossa contro l’amministrazione borbonica accusata di diffondere il colera. Il proclama insurrezionale era stato firmato dal sindaco Emanuele Francica barone di Pancali (1783-1868). La repressione successiva condusse, il 4 agosto 1837, alla degradazione di Siracusa da capoluogo di provincia, con il trasferimento delle istituzioni provinciali a Noto: un trauma istituzionale che avrebbe alimentato per un quarto di secolo la tensione anti-borbonica nel notabilato siracusano.

Il Comitato segreto siracusano, attivo nel decennio 1850 e poi rinominato Comitato rivoluzionario aretuseo, fu il principale organismo cospirativo del 1860. Era stato presieduto durante la rivoluzione siciliana del 1848-1849 da Emanuele Francica barone di Pancali ed era coordinato regionalmente, nel decennio borbonico, da Francesco Crispi, Saverio Friscia e Rosolino Pilo (quest’ultimo rientrato in Sicilia nel 1859 per preparare la rivoluzione del 1860). Tra le personalità documentate del comitato siracusano emerge la figura del «capo carismatico» Salvatore Chindemi (Siracusa, 19 gennaio 1808 – ?), patriota, storico e poeta, già sospettato di carboneria nel 1838, partecipe della rivolta del 1848 ed esiliato in Piemonte fino al 1860, da cui rientrò dopo l’insurrezione palermitana del 4 aprile 1860. Tra i collaboratori figurano Emanuele Giaracà (nipote di Chindemi, segretario del Circolo Patriottico nel 1849), Emanuele De Benedictis (allievo di Chindemi e segretario del Gabinetto Letterario), Luigi Spagna, Sebastiano Nicastro, Luigi Greco Cassia, Gaetano Moscuzza, Alessandro Rizza (medico) e il farmacista Luigi Cassia, la cui farmacia era luogo di ritrovo dei liberali aretusei. Le riunioni e gli scambi cospirativi del decennio precedente l’Unità si tenevano nelle case private di Pancali, Chindemi e di altri notabili, oltre che in alcuni esercizi commerciali del centro storico, secondo modalità ricostruite negli studi della seconda metà del Novecento.

La memoria letteraria immediata della stagione 1860 a Siracusa è restituita dal libro coevo di Emanuele De Benedictis, Siracusa sotto la mala signoria degli ultimi Borboni. Ricordi del 1860, pubblicato a Torino dalla Stamperia dell’Unione Tipografico-Editrice nel 1861, dedicato a Chindemi. Il volume ricostruisce il ruolo di Siracusa nelle lotte per la libertà dai moti carbonari del 1820 alla rivolta del luglio 1837 e al 1860, e rivendica per Siracusa il rango di capoluogo provinciale poi effettivamente restituito nel 1865. Francesco De Benedictis, probabile fratello di Emanuele, è ricordato come uno fra i primi amministratori siracusani della stagione post-unitaria.

Eredità storiografica e lacune documentarie

La figura di Monteforte non rientra nel canone tradizionale degli «eroi siracusani» del Risorgimento, in cui si ricordano Gaetano Abela, Emanuele Francica barone di Pancali, Gaetano Moscuzza, Alessandro Rizza e Luigi Greco Cassia. Il suo profilo amministrativo, circoscritto a pochi mesi del 1860, ha lasciato una traccia documentaria sensibilmente minore rispetto a quella del successore Raffaele Lanza, che avrebbe poi ricoperto ruoli prefettizi e la carica di sindaco di Siracusa tra il 1885 e il 1889. Né Wikipedia italiana, né Wikidata, né l’enciclopedia Treccani, né il Dizionario Biografico degli Italiani, né l’OPAC SBN ne riportano alcuna voce dedicata o dato anagrafico. Anche nello stesso libro di Emanuele De Benedictis del 1861, suo collaboratore diretto come Segretario del Governo distrettuale, la versione testuale digitalizzata su Internet Archive non contiene riferimenti a Monteforte: la digitalizzazione è probabilmente incompleta, ma la lacuna è indicativa della marginalità storiografica del personaggio.

La memoria di Monteforte è infatti sopravvissuta sostanzialmente attraverso la storiografia floridiana, in particolare attraverso il volume Floridia attraverso la storia (1896) di Anton Maria Ernesto Curcio e l’opera successiva Floridia. Genesi, sviluppo e vita ai margini della storia di Siracusa (1953) di Vittorio Guardo. La memoria si è conservata dunque non a Siracusa città, ma nel comune dell’entroterra che fu sede provvisoria del governo distrettuale e che ne ha custodito la tradizione orale e scritta.

Toponomastica

La città di Siracusa non ha intitolato ad Antonino Monteforte alcuna via, vicolo o piazza. Lo stradario ufficiale aggiornato al 31 luglio 2020 registra una sola odonimia legata al cognome Monteforte: Via Salvatore Monteforte, situata nel quartiere Bosco Minniti-Grottasanta e riferita all’omonimo del Novecento richiamato in apertura di scheda, di cui non risulta documentata parentela diretta con il governatore garibaldino. Anche il Comune di Floridia, sede provvisoria del governo distrettuale nel 1860, non gli ha dedicato fino ad oggi alcuna intitolazione, pur conservandone la memoria nella propria storiografia istituzionale. L’assenza di toponomastica è coerente con la sostanziale invisibilità storiografica del personaggio.

Lacune documentarie

Le fonti pubblicate disponibili non riportano per Antonino Monteforte alcuna voce dedicata né dati anagrafici. Risultano ignoti:

  • la data e il luogo di nascita;
  • la data e il luogo di morte;
  • la professione di partenza e la famiglia di provenienza (il cognome non figura nei principali nobiliari classici siciliani di Mango di Casalgerardo e Spreti, né appartiene al ramo nobile del Principato di Monforte campano-lucano; probabile origine borghese);
  • l’attività successiva al settembre 1860;
  • eventuali relazioni parentali con altri esponenti della famiglia Monteforte attivi nel Novecento, fra cui un Gaetano Monteforte documentato come notaio fra Siracusa e Augusta dal 1839 al 1886;
  • l’iconografia personale (ritratti, fotografie o busti), non rintracciabile nelle collezioni pubbliche siracusane, ragusane e nazionali, né presso le collezioni del Museo Centrale del Risorgimento di Roma.

Una ricostruzione più precisa richiede la consultazione diretta di più fondi archivistici. Presso l’Archivio di Stato di Siracusa sono potenzialmente utili il fondo Intendenza Borbonica 1820-1860, organizzato in quattro Uffici per materia, e il fondo Prefettura 1844-1975. Presso l’Archivio Storico Comunale di Siracusa vanno consultate le deliberazioni del consiglio civico per il biennio 1860-1861. Presso l’Archivio Storico Comunale di Floridia sono conservati i verbali dei decurioni con l’ultimo registrato del 6 maggio 1860 e le successive delibere del 1860-1861, oltre agli atti firmati o controfirmati dal presidente del distretto; sempre a Floridia gli archivi parrocchiali potrebbero contenere documentazione su Don Ierna e Don Curcio. Utile è anche la consultazione del Fondo Garibaldi presso il Museo Centrale del Risorgimento di Roma, che conserva i carteggi della stagione dittatoriale del 1860, e della Raccolta degli atti del Governo dittatoriale e prodittatoriale in Sicilia (1860), edita a Palermo presso Francesco Lao nel 1860-1861, dove vanno cercati gli specifici decreti di nomina del Comitato siracusano.

Voci collegate

Fonti e bibliografia

  • De Benedictis, Emanuele, Siracusa sotto la mala signoria degli ultimi Borboni. Ricordi del 1860, Torino, Stamperia dell’Unione Tipografico-Editrice, 1861.
  • Curcio, Anton Maria Ernesto, Floridia attraverso la storia, Floridia, 1896.
  • Guardo, Vittorio, Floridia. Genesi, sviluppo e vita ai margini della storia di Siracusa, 1953.
  • Privitera, Serafino, Storia di Siracusa antica e moderna, Napoli, 1878-1879 (ristampa anastatica CMD-Forni 1975/1979).
  • Raccolta degli atti del Governo dittatoriale e prodittatoriale in Sicilia (1860), Palermo, Francesco Lao, 1860; volume successivo 1860-1861 pubblicato nel 1861.
  • Comune di Floridia, sezione storica del sito istituzionale «Floridia tra Ottocento e Novecento» (cita Curcio 1896 e Guardo 1953).
  • Archivio di Stato di Siracusa, fondo Intendenza, anno 1860 (consultazione diretta da effettuare).
  • Archivio di Stato di Siracusa, fondo Prefettura 1844-1975 (consultazione diretta da effettuare).
  • Archivio Storico Comunale di Siracusa, deliberazioni del consiglio civico 1860-1861 (consultazione diretta da effettuare).
  • Archivio Storico Comunale di Floridia, deliberazioni del consiglio civico, maggio-dicembre 1860 (consultazione diretta da effettuare).
  • Museo Centrale del Risorgimento di Roma, Fondo Garibaldi, carteggi 1860 (consultazione diretta da effettuare).
  • Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano, Epistolario di Giuseppe Garibaldi, vol. V (1860).

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