Orecchio di Dionisio

La grotta dell’eco nella latomia del Paradiso, battezzata da Caravaggio nel 1608: il carcere leggendario di Dionisio tra mito, viaggiatori e acustica.
Aggiornato in data 25 Luglio 2026 da
ArcheologiaOrecchio di Dionisio
La fessura verticale altissima dell'ingresso dell'Orecchio di Dionisio, con le pareti di roccia che si curvano e si stringono verso l'alto e un gruppo di visitatori alla base che ne mostra la scala

L’imboccatura della grotta: i visitatori alla base ne danno la misura. Foto di Berthold Werner, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons.
Dati identificativi
Tipogrotta artificiale, frutto dell’escavazione di una latomia
Ubicazionelatomia del Paradiso, Parco archeologico della Neapolis
Epoca dello scavoetà greca (V-IV secolo avanti Cristo)
Dimensionialtezza circa 23 m; larghezza da 5 a 11 m; profondità 65 m
Formapianta a S, sezione ogivale rastremata verso l’alto
Il nome
Nome coniato daMichelangelo Merisi da Caravaggio, in visita nel 1608
Prima attestazioneVincenzo Mirabella, Dichiarazioni, 1613
Nome precedenteGrotta della Favella
Visita
GestioneParco archeologico di Siracusa, Eloro, Villa del Tellaro e Akrai
Accessoincluso nel percorso di visita della Neapolis

L’Orecchio di Dionisio è la più celebre grotta artificiale di Siracusa: una fessura alta una ventina di metri che si apre nella parete della latomia del Paradiso, dentro il Parco archeologico della Neapolis, e si addentra nella roccia per sessantacinque metri curvando come una S. Nata come cava di pietra in età greca, deve la fama alla sua acustica prodigiosa e al battesimo più illustre della storia siracusana: fu il pittore Michelangelo Merisi da Caravaggio, in visita nel 1608 con lo storico Vincenzo Mirabella, a paragonarla a un orecchio e a legarla per sempre alla leggenda del tiranno Dionisio, che origliando dall’alto avrebbe spiato i discorsi dei prigionieri. Tra mito, viaggiatori del Grand Tour e misurazioni scientifiche, la grotta è oggi il punto più visitato delle latomie ed è la scheda numero duecento di Aretusapedia.

La latomia del Paradiso

La grotta si apre nella più famosa delle latomie siracusane, le immense cave di pietra da cui uscì il calcare per costruire la città antica: il nome viene dal greco, pietra e tagliare, e la sola latomia del Paradiso, lunga circa un chilometro e mezzo, avrebbe fornito in età greca non meno di 850.000 metri cubi di blocchi.[1] Le latomie erano anche la prigione della città: dopo la disfatta della spedizione ateniese, nel 413 avanti Cristo, vi furono rinchiusi circa settemila prigionieri, condannati a consumarsi tra il gelo invernale e la calura estiva, e Cicerone ne avrebbe consegnato ai posteri la definizione più solenne: «opera immensa, magnifica, di re e di tiranni», scavata nella roccia a profondità meravigliosa, dove nulla si può immaginare «tanto chiuso a ogni fuga, tanto recintato da ogni lato, tanto sicuro per la custodia».[2] Il nome Paradiso, dal greco paradeisos, giardino, arrivò molto più tardi, quando i crolli delle grandi volte, provocati dai terremoti, trasformarono le cave in una conca verde di agrumi e vegetazione mediterranea: ancora Mauceri, nel 1909, la descriveva con «le sue alte, nude pareti coronate in cima di fichidindia, luogo veramente romantico e pittoresco», e ricordava il grande grottone sporgente crollato col terremoto del 1693.[3]

La grotta: forma e dimensioni

L’Orecchio di Dionisio è il vano superstite più spettacolare di quel sistema di cave. La fessura d’ingresso, alta circa 23 metri e larga da 5 a 11, si sviluppa in profondità per 65 metri con un andamento sinuoso a forma di S; le pareti convergono verso l’alto in una volta a sesto acuto leggermente smussato, così che la sezione ricorda una goccia rovesciata, o appunto il padiglione di un orecchio.[4] Le superfici conservano con nitidezza i segni regolari dei piconieri, e in alto, lungo tutta la lunghezza della volta, corre uno stretto canale che termina in una cameretta scavata nella roccia: il dettaglio da cui sarebbero germogliate tutte le leggende.[5]

L’origine: una cava seguita come una vena d’acqua

Sul perché la cava abbia questa forma le spiegazioni moderne e quelle ottocentesche convergono. Per gli studi correnti lo scavo cominciò dall’alto, seguendo il tracciato sinuoso di un condotto preesistente, e si allargò scendendo per inseguire il filone di calcare di migliore qualità: la curva a S della grotta ricalcherebbe quella dell’antico acquedotto di superficie.[4] Già Cavallari e Holm, nel 1883, avevano osservato sulla parte superiore della grotta, «per tutta la lunghezza di essa», le tracce di un andito sotterraneo più antico, che comunicava con la cameretta nella roccia e che a loro giudizio serviva da collegamento «fra i luoghi bassi della Neapolis ed il colle Temenite»: quando si aprì la cava, l’antico cunicolo ne guidò l’andamento e ne restò decapitato.[6] Gli eruditi locali, dal canto loro, avevano sempre difeso l’origine dionigiana: per le Tavole di Capodieci la grotta fu «lavorata negli anni 38, in cui governò Dionisio maggiore, o sia dal 405 sino al 367 prima di Gesù Cristo, e non mai nel tempo di Archimede, come crede il volgo, perché allora non era nato»; nella sua cronologia la voce compare all’anno 404, «fatta da lui cavare per carcere».[7]

L’acustica

La fama della grotta è tutta nel suo suono. La tradizione divulgativa parla di un’amplificazione «fino a 16 volte», e chiunque vi batta le mani o strappi un foglio di carta sperimenta un rimbombo fuori scala: già un geografo di primo Ottocento annotava che lacerare un foglio vi produce il fragore di un bastone battuto contro la pietra.[8] La scienza moderna ha ridimensionato la parte poliziesca del mito: uno studio di acustica pubblicato nel 2023, misurando l’intelligibilità del parlato, l’ha giudicata complessivamente appena discreta, migliore solo nella zona centrale della grotta, concludendo che la leggenda del tiranno capace di distinguere dall’alto le parole dei prigionieri «potrebbe non avere fondamento nella realtà»; le voci sussurrate, conferma chi ha provato, si perdono in una nube di riverbero.[9]

All’eco la grotta deve anche un primato musicale poco ricordato. Mirabella racconta che il suo maestro di musica, Antonio Falcone, fu il primo a inventare un canone pensato per l’eco della grotta: «cantando due voci, e rispondendo l’Eco, si vien formando una perfetta armonia di quattro voci», una «non mai più veduta invenzione» che fa dell’Orecchio uno spazio di sperimentazione sonora con quattro secoli di anticipo.[10]

Il nome: Caravaggio, Mirabella e la Grotta della Favella

Prima del Seicento la grotta aveva un nome tutto siracusano: Grotta della Favella, per il modo in cui rimandava la voce. Lo attesta lo stesso Mirabella, spiegando che, caduto il muro che un tempo ne chiudeva la bocca, la voce usciva dall’imboccatura «e fa un mirabile e artificioso Eco, qual luogo oggi per lo rimandare che fa della voce vien chiamato Grotta della Favella».[10]

Il battesimo nuovo arrivò nell’autunno del 1608. Caravaggio, evaso dalle carceri di Malta, era approdato a Siracusa ospite dell’amico pittore Mario Minniti e vi avrebbe dipinto il Seppellimento di santa Lucia; a fargli da guida tra le antichità fu Vincenzo Mirabella, lo storico e matematico siracusano poi accolto tra i Lincei.[11] Nelle sue Dichiarazioni del 1613 Mirabella fissò la scena: «avendo io condotto a veder questa carcere quel Pittore singolare de’ nostri tempi Michel Angelo da Caravaggio, egli considerando la fortezza di quella, mosso da quel suo ingegno unico imitatore delle cose della natura, disse: Non vedete voi come il Tiranno per voler fare un vaso che per far sentire le cose servisse, non volse altronde pigliare il modello, che da quello, che la natura per lo medesimo effetto fabricò. Onde ei fece questa Carcere a somiglianza d’un Orecchio». E la trovata, chiosava lo storico, «ha portato a’ più curiosi doppio stupore».[10] Da quella battuta d’artista, insieme omaggio alla natura e malizia sul tiranno, nacque uno dei nomi di luogo più fortunati d’Italia.

La leggenda del tiranno

La leggenda vuole che Dionisio I rinchiudesse nella grotta i sospetti nemici per ascoltarne dall’alto, non visto, i discorsi amplificati dall’eco; le varianti più fosche aggiungono che la forma fu studiata per portargli le urla dei prigionieri torturati, e Brydone raccolse nel Settecento la coda più nera del racconto: compiuta l’opera, il tiranno avrebbe messo a morte tutti gli operai che l’avevano costruita.[12] È una tradizione senza riscontri antichi, cresciuta per stratificazioni. La versione originaria di Mirabella era più sobria: nella cameretta in cima al canale stava il custode del carcere, che sentiva ogni minimo movimento dei prigionieri; furono i secoli successivi, come notavano già Cavallari e Holm, a mettere il tiranno in persona al posto del carceriere.[6] Al repertorio appartiene anche la prigionia del poeta Filosseno di Citera, che secondo la tradizione ripresa da Mirabella su Ateneo fu gettato nelle latomie per essersi preso troppe libertà con Galatea, l’amante del tiranno, e vi compose il Ciclope, la satira in cui Dionisio è il mostro accecato; altre fonti collocano però l’episodio nella latomia detta del Filosofo, alle Epipole, e gli studiosi vi leggono un equivoco stratificato sui nomi.[13] Gli antiquari smontarono nei secoli anche le attribuzioni più fantasiose: Capodieci quella popolare ad Archimede, De Corneidis la teoria dell’abate Chopy secondo cui la grotta sarebbe stata scavata per riflettere le voci degli attori del Teatro Greco: «L’orecchio è sotto il teatro; dall’orecchio non si vede il teatro, né dal teatro l’orecchio».[14]

I viaggiatori

Incisione settecentesca color seppia: la gola rocciosa con l'imboccatura della grotta in ombra, in cima alla parete un argano a treppiede con uomini al lavoro, in basso viandanti con un tamburo e un cavallo impennato

L’ingresso della grotta nella tavola 182 del Voyage pittoresque di Jean-Pierre Houël (1785): in cima l’argano per calarsi nella latomia, in basso i visitatori con i tamburi per provare l’eco. Pubblico dominio, via Wikimedia Commons.

Nel Grand Tour l’Orecchio divenne una tappa obbligata, con tanto di rituale: si entrava con tamburi, corni e armi da fuoco per mettere alla prova l’eco. Il barone von Riedesel, nel 1767, liquidò come ridicola l’attribuzione della grotta ad Archimede; Brydone, nel 1770, la definì «un monumento dell’ingegno e della magnificenza non meno che della crudeltà di quel tiranno», descrisse il punto focale che i ciceroni chiamavano Tympanum e annotò che nei fori della roccia, dove si incatenavano i prigionieri, restavano «perfino il piombo e il ferro»; la cameretta in alto, ormai inaccessibile, era stata raggiunta anni prima, gli raccontarono le guide, solo dal capitano di una nave inglese. Alla fine della visita la comitiva sorprese nella grotta un giovane porcospino venuto a bere, prontamente catturato dalle guide come «legittima preda».[12] Jean-Pierre Houël, in Sicilia nel 1770 e nel 1777, dedicò alla grotta due tavole del suo Voyage pittoresque, con l’argano piantato in cima alla parete per calarsi nella latomia e i visitatori armati di tamburi; Vivant Denon, nel 1778, si fece issare fino alla cameretta e concluse che i suoni, sovrapponendosi, vi arrivavano incomprensibili; nel 1885 passò anche Guy de Maupassant.[15] Le fotografie di fine Ottocento, come quelle di Giorgio Sommer, mostrano un dettaglio oggi scomparso: l’imboccatura chiusa da un muro bianco con porta, erede di quello che già Mirabella dava per caduto e demolito in età moderna per restituire alla fessura il suo profilo.[16]

Fotografia ottocentesca in bianco e nero: la fessura della grotta con l'ingresso chiuso da un muro bianco con porta, davanti una coppia in abiti d'epoca con la donna in crinolina

L’ingresso chiuso dal muro ottocentesco, poi demolito, in una fotografia di Giorgio Sommer del 1867 circa. Pubblico dominio, via Wikimedia Commons.

I cordari e la grotta accanto

Accanto all’Orecchio si apre la Grotta dei Cordari, che per tre secoli, dal Seicento fino al 1983, ospitò i fabbricanti di corde: l’umidità costante manteneva flessibili le fibre, e i piloni di roccia risparmiati dai cavatori scandivano le corsie di lavoro della ruota a mano. Mauceri la descriveva come uscita «dalla fantasia di un pittore», con la patina nerastra, i piloni simili a stalattiti e il capelvenere «cadente a ciocche» dalle pareti gocciolanti; Capodieci vi affiancava la grotta «del Salnitro de’ Greci», la stessa manifattura di nitro che Brydone aveva visto in funzione nel 1770. Chiusa per motivi di sicurezza nel 1983, la Grotta dei Cordari è stata riaperta al pubblico il 12 luglio 2021, dopo quasi quarant’anni.[17]

La grotta oggi

L’Orecchio di Dionisio è oggi una delle mete più fotografate del Parco archeologico di Siracusa, Eloro, Villa del Tellaro e Akrai, dentro il percorso di visita dell’area della Neapolis che comprende il Teatro Greco, l’anfiteatro romano, l’ara di Ierone II e le latomie.[18] Negli ultimi anni la latomia del Paradiso ha allargato il suo ruolo di palcoscenico: il parco ha sperimentato aperture serali della latomia e della grotta, la Fondazione INDA vi organizza il ciclo di dialoghi «Incontri all’Orecchio di Dionisio», curato da Margherita Rubino, e nell’estate 2026 lo spettacolo itinerante Le Metamorfosi, ideato da Giuliano Peparini con l’INDA, ha condotto gli spettatori proprio tra la Grotta dei Cordari e l’Orecchio.[19] Chi entra oggi nella fessura ripete, di fatto, il gesto dei viaggiatori di tre secoli fa: un colpo di mani, una parola gridata, e l’attesa della risposta della roccia.

Accessibilità

Accessibilità motoria

La grotta si raggiunge dall’ingresso della Neapolis con un percorso in gran parte pianeggiante ma dal fondo irregolare, con tratti sconnessi e alcune pendenze. Le ricognizioni sul turismo accessibile riportano l’Orecchio di Dionisio tra i punti raggiungibili in carrozzina del parco, che dispone di rampa all’ingresso e di una navetta elettrica con pedana dal parcheggio; l’interno della grotta ha fondo naturale battuto, in piano. L’ingresso al parco è gratuito per le persone con disabilità e per l’accompagnatore. Le condizioni dei vialetti possono variare con i cantieri e il meteo: per esigenze specifiche conviene contattare il parco ai recapiti nella sezione orari.

Accessibilità visiva

All’ingresso del parco e presso il Teatro Greco sono state installate due mappe tattili con testi in braille che descrivono l’area. La visita della grotta è un’esperienza dove l’udito vale quanto la vista: l’eco potentissima restituisce la dimensione dello spazio a chi non lo vede, e la penombra crescente verso il fondo, che mette in difficoltà chi si affida alla vista, conta poco per chi si muove con il bastone o con una guida. La descrizione della forma contenuta in questa scheda, la fessura che si stringe come una goccia, la pianta a S, il canale in alto, è pensata anche per la lettura con sintesi vocale prima della visita.

Accessibilità uditiva

La visita libera non presenta barriere uditive; il fenomeno dell’eco, cuore dell’esperienza, resta però prevalentemente sonoro. Nel parco sono stati sperimentati percorsi e giornate con traduzione in lingua dei segni; la disponibilità va verificata di volta in volta con la biglietteria o con gli organizzatori degli eventi.

Accessibilità cognitiva

Il percorso è semplice: dal viale della latomia si arriva alla grande fessura, si entra, si prova l’eco e si torna sui propri passi, senza bivi né dislivelli interni. La storia si presta a un racconto lineare: una cava di pietra, i prigionieri di un tiranno, un pittore famoso che le diede il nome di orecchio, l’eco che ancora oggi risponde. L’ambiente al fondo è in penombra e il rimbombo può risultare intenso: chi è sensibile ai rumori forti può preferire gli orari di minore affluenza.

Note

  1. Latomia del Paradiso, Siracusa Turismo: l’estensione di circa 1,5 chilometri, gli 850.000 metri cubi estratti in età greca, le pareti fino a 40 metri e i crolli delle volte. Per l’etimologia di latomia: voce Latomie, Wikipedia.
  2. Per i circa settemila prigionieri ateniesi del 413 avanti Cristo (Tucidide, libro VII): voce Spedizione ateniese in Sicilia, Wikipedia, con le fonti ivi citate. La descrizione di Cicerone è in In Verrem, II, 5, 68: «Opus est ingens, magnificum, regum ac tyrannorum; totum est e saxo in mirandam altitudinem depresso et multorum operis penitus exciso; nihil tam clausum ad exitum, nihil tam saeptum undique, nihil tam tutum ad custodiam nec fieri nec cogitari potest».
  3. Enrico Mauceri, Siracusa e la valle dell’Anapo, Bergamo, Istituto Italiano d’Arti Grafiche, 1909, pp. 53-55. Il libro digitalizzato su Aretusapedia. Per il nome dal greco paradeisos: Latomie del Paradiso, Siciliafan.
  4. a b Orecchio di Dionisio, Siracusa Turismo: le dimensioni (alta circa 23 metri, larga fra 5 e 11, profonda 65), la volta «a sesto acuto leggermente smussato», la forma a S e lo scavo cominciato dall’alto «seguendo il tracciato sinuoso di un acquedotto». Il Comune di Siracusa indica la larghezza «dagli 8 agli 11» metri.
  5. Per il canale sommitale e la cameretta: Vincenzo Mirabella, Dichiarazioni della pianta delle antiche Siracuse, Napoli, 1613 (il canale «posto dalla parte di sopra» che esce «per un buco fuori, nella stanza del custode»); Giuseppe Maria Capodieci, Tavole delle cose più memorabili, Messina, 1821 («In cima evvi un canale aperto, incavato nel vivo sasso, che cammina tortuosamente, e va a terminare in una stanzina»).
  6. a b Francesco Saverio Cavallari, Adolfo Holm, Topografia archeologica di Siracusa, Palermo, 1883, pp. 49-50: l’andito sotterraneo preesistente «che servì di guida allo andamento della grande opera», il collegamento con la cameretta e il colle Temenite; e, più avanti, l’osservazione che Mirabella parlava della «statione custodis», la postazione del custode, mentre l’idea del tiranno in ascolto in persona è aggiunta «come ciò si fa generalmente oggidì». Il libro digitalizzato su Aretusapedia.
  7. Capodieci, Tavole, cit. Il libro digitalizzato su Aretusapedia.
  8. Per l’amplificazione «fino a 16 volte», cifra tradizionale: Comune di Siracusa, cit. Per l’osservazione ottocentesca sul foglio di carta (Conrad Malte-Brun, 1829): Ear of Dionysius, Sonic Wonders (Trevor Cox, Università di Salford).
  9. G. Iannace, A. Bevilacqua, G. Ciaburro, A. Trematerra, Evaluation of the Speech Intelligibility of the Ear of Dionysius in Syracuse, Acoustics Australia, 51, 2023: intelligibilità del parlato «fair» secondo la scala ISO 9921 e conclusione che la leggenda dell’ascolto «may not be based in reality». Sulle voci sussurrate perse nel riverbero: Sonic Wonders, cit.
  10. a b c Mirabella, Dichiarazioni, cit.: il canone per l’eco di Antonio Falcone «mio Maestro», il nome «Grotta della Favella», la visita di Caravaggio con la battuta sull’orecchio e il «doppio stupore». Il libro digitalizzato su Aretusapedia.
  11. Valentina Certo, Le fonti siciliane di Caravaggio: Vincenzo Mirabella, l’orecchio di Dioniso e Caravaggio, About Art Online: la fuga da Malta, l’ospitalità di Mario Minniti nell’autunno 1608, la commissione del Seppellimento e il profilo di Mirabella, accolto poi fra i Lincei.
  12. a b Patrick Brydone, A Tour through Sicily and Malta, Londra, 1773: «The ear of Dionysius is no less a monument of the ingenuity and magnificence, than of the cruelty of that tyrant»; il Tympanum, la messa a morte degli operai, i fori con «the lead and iron», il capitano inglese issato alla cameretta e il porcospino. Il libro digitalizzato su Aretusapedia. Per la leggenda dell’ascolto dei prigionieri: Siracusa Turismo, cit.
  13. Per Filosseno nelle latomie e la composizione del Ciclope (da Ateneo): Mirabella, cit.; la variante di Claudio Eliano è richiamata nella voce Orecchio di Dionisio, Wikipedia. Sull’equivoco con la latomia del Filosofo alle Epipole: Cavallari, Holm, cit.
  14. Don Fabrizio De Corneidis (pseudonimo), Lettera di ragguaglio, Napoli, Manzi, 1823. Il libro digitalizzato su Aretusapedia. La teoria della cassa di risonanza teatrale è ricordata anche da Treccani Esperienze, che giudica la leggenda dell’Orecchio priva di riscontri attendibili.
  15. Voce Grand Tour a Siracusa, Wikipedia: von Riedesel (1767), le prove d’eco di Houël con strumenti e armi da fuoco, l’ascesa di Vivant Denon (1778) e la visita di Maupassant (1885). Le due tavole di Houël sono le numero 182 e 183 del Voyage pittoresque des isles de Sicile, de Malte et de Lipari, tomo III, Parigi, 1785.
  16. La fotografia di Giorgio Sommer (1867 circa, collezione Zeno) mostra il muro con porta all’imboccatura; per il muro già mancante ai tempi di Mirabella: Mirabella, cit. («Oggi mancandovi il muro che otturava la bocca dinanzi»).
  17. Per i cordari al lavoro fino al 1983 e la riapertura del 12 luglio 2021: Lunedì 12 riapre la Grotta dei Cordari alla Neapolis, Regione Siciliana, luglio 2021, e Dopo 40 anni riapre la Grotta dei Cordari, AGI. Per le descrizioni: Mauceri, cit., e Capodieci, Tavole, cit.; per la manifattura del nitro vista nel 1770: Brydone, cit.
  18. Area archeologica della Neapolis, Parco archeologico e paesaggistico di Siracusa, Eloro, Villa del Tellaro e Akrai.
  19. Per le aperture serali della latomia e della grotta (2023 e 2024): pagine eventi e news del parco (parchiarcheologici.regione.sicilia.it). Per gli «Incontri all’Orecchio di Dionisio» a cura di Margherita Rubino, edizione 2026: Siracusa, tornano gli Incontri all’Orecchio di Dionisio, Siracusa Press, 22 maggio 2026. Per Le Metamorfosi di Giuliano Peparini nella latomia (giugno-luglio 2026): Le Metamorfosi alla latomia del Paradiso, SiracusaOggi, 8 giugno 2026.

Fonti

  • Mirabella, Vincenzo. Dichiarazioni della pianta delle antiche Siracuse. Napoli, 1613. Leggilo su Aretusapedia.
  • Brydone, Patrick. A Tour through Sicily and Malta. Londra, 1773. Leggilo su Aretusapedia.
  • Capodieci, Giuseppe Maria. Tavole delle cose più memorabili della storia di Siracusa avanti Gesù Cristo. Messina, Fiumara, 1821. Leggilo su Aretusapedia.
  • De Corneidis, Don Fabrizio (pseudonimo). Lettera di ragguaglio sopra il libricciuolo intitolato «Guida per le antichità di Siracusa». Napoli, Manzi, 1823. Leggilo su Aretusapedia.
  • Cavallari, Francesco Saverio; Holm, Adolfo. Topografia archeologica di Siracusa. Palermo, 1883. Leggilo su Aretusapedia.
  • Favara, Vincenzo. Siracusa nella sua grandezza del passato. 1905. Leggilo su Aretusapedia.
  • Mauceri, Enrico. Siracusa e la valle dell’Anapo. Bergamo, Istituto Italiano d’Arti Grafiche, 1909. Leggilo su Aretusapedia.
  • Iannace, Gino; Bevilacqua, Antonella; Ciaburro, Giuseppe; Trematerra, Amelia. «Evaluation of the Speech Intelligibility of the Ear of Dionysius in Syracuse». Acoustics Australia, 51, 2023. Consulta online.
  • Certo, Valentina. «Le fonti siciliane di Caravaggio: Vincenzo Mirabella, l’orecchio di Dioniso e Caravaggio». About Art Online. Consulta online.
  • «Orecchio di Dionisio». Siracusa Turismo. Consulta online.
  • «Latomia del Paradiso». Siracusa Turismo. Consulta online.
  • «Orecchio di Dionisio e Grotta dei Cordari». Comune di Siracusa. Consulta online.
  • «Area archeologica della Neapolis». Parco archeologico e paesaggistico di Siracusa, Eloro, Villa del Tellaro e Akrai. Consulta online.
  • «Ear of Dionysius». Sonic Wonders, Trevor Cox. Consulta online.
  • «Lunedì 12 riapre la Grotta dei Cordari alla Neapolis». Regione Siciliana, luglio 2021. Consulta online.
  • «Grand Tour a Siracusa». Wikipedia, l’enciclopedia libera. Consulta online.
  • «Orecchio di Dionisio». Wikipedia, l’enciclopedia libera. Consulta online.
  • «L’Orecchio di Dionisio e la sua eco leggendaria». Treccani Esperienze. Consulta online.
  • «Siracusa, tornano gli Incontri all’Orecchio di Dionisio». Siracusa Press, 22 maggio 2026. Consulta online.

Scheda aggiunta da Alessandro Calabrò il 25 Luglio 2026.

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Indirizzo
Latomia del Paradiso, Parco archeologico della Neapolis, via Paradiso 14, Siracusa
Quartiere / Zona
Neapolis
Epoca / Secolo
Scavo di età greca (V-IV secolo a.C.); il nome risale alla visita di Caravaggio del 1608
Accessibilità
🦽 Motoria – Raggiungibile in carrozzina dal viale della Neapolis; fondo a tratti sconnesso, navetta con pedana dal parcheggio.
👁️ Visiva – Mappe tattili braille all’ingresso del parco; l’eco restituisce lo spazio anche a chi non vede.
👂 Uditiva – Visita libera senza barriere; l’esperienza dell’eco resta sonora, percorsi LIS sperimentati nel parco.
🧠 Cognitiva – Percorso lineare senza bivi; rimbombo intenso, meglio gli orari di minore affluenza.
Orari o note pratiche

Parco archeologico della Neapolis (la grotta è dentro il percorso di visita): tutti i giorni dalle 8:30 alle 19:40, chiusura biglietteria alle 18:30. Biglietto intero 14 euro, ridotto 7; gratuito per le persone con disabilità e per l’accompagnatore; ingresso gratuito la prima domenica del mese. Acquisto anche online su TicketOne. Ingresso da via Paradiso 14. Telefono del parco: 0931 489511.