Emilio Bufardeci

Sacerdote, patriota risorgimentale e deputato al Parlamento del Regno d’Italia.
Aggiornato in data 15 Aprile 2026 da Alessandro Calabrò
Emilio Bufardeci
Ritratto ovale in bianco e nero di Emilio Bufardeci, sacerdote con collarino bianco e giacca scura

Ritratto di Emilio Bufardeci conservato nel manoscritto Gubernale presso la Biblioteca Comunale di Siracusa.
Dati anagrafici
Nome completoEmilio Bufardeci
Nascita1816, Siracusa
Morte28 giugno 1899, Siracusa
StatoSacerdote (abate), patriota, politico
ProfessioneInsegnante di scuole superiori (matematica)
Carriera parlamentare
CaricaDeputato al Parlamento del Regno d’Italia
CollegioModica (II circondario della provincia di Siracusa)
LegislatureXVI, XVII, XVIII
Attività rivoluzionaria
AffiliazioneCarboneria, Massoneria
LoggiaLoggia Timoleonte (Siracusa)
Grado massonicoNotaio n. 33 del Rito Scozzese
Opere principali
OperaLe funeste conseguenze di un pregiudizio popolare (Firenze, 1868)
Codici identificativi
VIAF88854485
ISNI0000 0000 6202 9117
SBNIEIV052103
Camera dei deputatiScheda storica

Emilio Bufardeci (Siracusa, 1816 – Siracusa, 28 giugno 1899) è stato un presbitero, patriota e politico italiano. Figura di primo piano nel Risorgimento siracusano, fu membro della Carboneria e della Massoneria, animatore dei moti rivoluzionari del 1848 e del 1860, deputato al Parlamento italiano per tre legislature consecutive e autore di scritti di impegno civile. Il suo nome è il nome di battesimo della madrina, la principessa Emilia di Galles. A Siracusa gli è stata intitolata una via nel quartiere di Tiche.

Origini e formazione

Emilio Bufardeci nasce nel 1816 a Siracusa da una famiglia agiata. La madrina di battesimo, la principessa Emilia di Galles, gli conferisce il nome. Ordinato sacerdote, ottiene già a vent’anni la cattedra di matematica nelle scuole siracusane, dimostrando precoci capacità intellettuali accanto alla vocazione religiosa. La formazione scientifica, inconsueta per un ecclesiastico del tempo, segnerà tutta la sua produzione letteraria e il suo impegno pubblico.

I moti del 1837 e il contesto prerivoluzionario

L’interesse di Bufardeci si orienta presto verso i movimenti liberali che agitano la Sicilia sotto il dominio borbonico. Stringe rapporti con i liberali siracusani che alimentano i moti del 1837, scoppiati in concomitanza con l’epidemia di colera. In quell’anno, la credenza popolare che il morbo sia un veleno diffuso deliberatamente dai Borboni provoca a Siracusa violenze feroci contro presunti “untori”, con 750 arresti e 123 condanne a morte (fra cui quella dell’avvocato Mario Adorno e di suo figlio Carmelo). A seguito dei disordini, il governo borbonico trasferisce la sede dell’Intendenza della Valle da Siracusa a Noto, punendo la città con un declassamento amministrativo destinato a pesare per decenni. Bufardeci, testimone diretto di quegli eventi, ne trarrà materia per la sua opera principale.

La rivoluzione del 1848

Nel 1847, Bufardeci costituisce a Siracusa un comitato segreto rivoluzionario, ma parte presto per Palermo, dove ha sede il Comitato Generale che prepara l’insurrezione del 12 gennaio 1848. A Palermo collabora con i vertici del movimento indipendentista siciliano. Insieme a Raffaele Lanza, porta al Comitato Generale l’adesione di Siracusa alla causa rivoluzionaria.

Rientrato nella sua città, firma a nome di Ruggero Settimo, a bordo di un brigantino inglese, il celebre armistizio con il generale borbonico Palma, che produce la resa della fortezza di Siracusa. La mediazione britannica e i contatti internazionali di Bufardeci — facilitati dalla rete massonica — risultano decisivi per il buon esito della trattativa.

Nominato Delegato del Presidente del Comitato di Siracusa durante la fase di transizione, viene eletto deputato al Parlamento siciliano del 1848 e sostiene gli interessi della Sicilia e della sua città durante la breve esperienza del Regno di Sicilia indipendente (1848-1849).

La restaurazione borbonica e la cospirazione

Con la vittoria delle monarchie europee sulle rivoluzioni del 1848 e la restaurazione del governo borbonico, Bufardeci si ritira in una sua villa di campagna. Non cessa l’attività cospirativa: aiuta i liberali perseguitati all’interno dell’isola e mantiene relazioni con gli esuli in Malta e nel resto d’Italia, fra cui Francesco Crispi, con il quale stringe un’amicizia destinata a durare tutta la vita.

Lo storico Gubernale lo annovera tra «i liberali più avanzati e più operosi» della Siracusa ottocentesca, esprimendo stupore per il fatto che «un ministro dell’altare assumesse una così attiva partecipazione alla vita pubblica».

Il 1859 e la spedizione dei Mille

Nel 1859, Bufardeci organizza un nuovo comitato segreto e redige personalmente una lettera indirizzata a re Vittorio Emanuele II, fortemente ostile ai Borboni, che viene sottoscritta da numerosi patrioti e consegnata da Vincenzo Statella al comandante di una nave da guerra piemontese.

Secondo la tradizione massonica siracusana, Bufardeci svolge un ruolo rilevante anche nella spedizione dei Mille: grazie ai suoi contatti all’interno della Massoneria, che si estendono fino alla monarchia britannica, contribuisce a impedire che la flotta inglese, in navigazione lungo le coste siciliane, intercetti i piroscafi di Garibaldi diretti in Sicilia. L’Epistolario di Giuseppe Garibaldi (volumi VI e VIII, relativi al periodo 1861-1863) documenta i rapporti diretti fra il generale e il sacerdote siracusano.

La liberazione di Siracusa nel 1860

Quando a Siracusa giunge notizia dell’ingresso di Garibaldi a Palermo nel giugno 1860, Bufardeci e Raffaele Lanza si presentano davanti al generale borbonico Lo Cascio e ne ottengono la resa della città, senza spargimento di sangue. L’azione, condotta con audacia e risolutezza, gli vale la fama di uomo dotato di «coraggio da vendere».

L’episodio della villa e la marcia su Roma

Il 28 giugno 1862, quando il governo di Urbano Rattazzi ordina perquisizioni in tutta la Sicilia per sventare la progettata “marcia su Roma” di Garibaldi, soldati e carabinieri irrompono nella villa di campagna di Bufardeci, dove i massoni tengono una riunione. Avvertiti in anticipo, i patrioti si dileguano. Bufardeci rimane al suo posto e, con perfetta noncuranza, viene trovato seduto sotto il pergolato. Ai militari offre del vino, dichiarando di non riuscire a prendere sonno per il caldo estivo e di preferire godersi i pistacchi genuini e contemplare le stelle.

In quello stesso giorno, Garibaldi — eletto Gran Maestro della Massoneria al suo rientro a Palermo — invia una lettera alla Loggia Timoleonte raccomandando vigilanza.

Attività parlamentare

Dopo l’Unità d’Italia, Bufardeci viene eletto deputato al Parlamento del Regno d’Italia nel collegio di Modica, all’epoca secondo circondario della provincia di Siracusa. Siede alla Camera dei deputati per tre legislature consecutive:

  • XVI legislatura (10 giugno 1886 – 22 ottobre 1890)
  • XVII legislatura (10 dicembre 1890 – 27 settembre 1892)
  • XVIII legislatura (23 novembre 1892 – 8 maggio 1895)

Già nel 1861, prima della propria elezione alla Camera, Bufardeci si oppone alla candidatura del moderato Filippo Cordova come deputato di Siracusa, ottenendo 120 voti su circa 900 elettori, ma risultando sconfitto da candidati moderati come Greco Cassia e Francesco Accolla. La sua opposizione gli costa vessazioni poliziesche e provvedimenti repressivi. In Parlamento porta le istanze della Sicilia orientale, difendendo gli interessi delle comunità del siracusano e del ragusano. Risultano due interventi parlamentari registrati negli atti della Camera. Il suo seggio si colloca nell’area della Sinistra storica, . Insieme al senatore Gaetano Moscuzza, Bufardeci costituisce una delle colonne portanti del consenso crispiano nella provincia di Siracusa. Appoggia i governi di Agostino Depretis e quelli di Francesco Crispi, con il quale condivide un’amicizia personale e politica durata tutta la vita. Nel 1866, Bufardeci intercede direttamente presso Crispi per evitare il trasferimento delle monache del Monastero di San Benedetto a Siracusa, dimostrando la capacità di mediare fra istituzioni religiose e potere politico. Crispi fu nominato cittadino onorario di Siracusa. La famiglia Bufardeci è fra i principali produttori ed esportatori di vino bianco dolce verso l’Europa settentrionale, attività che condivide con la famiglia Moscuzza e che contribuisce a consolidarne il prestigio economico locale.

Appartenenza massonica

Bufardeci aderisce alla Carboneria e successivamente alla Massoneria, dove ricopre il ruolo di oratore della Loggia siracusana. Appartiene alla Loggia Timoleonte, fondata nel 1825 come prima loggia massonica di Siracusa e posta sotto l’obbedienza del Grande Oriente d’Italia. Venerabile Maestro della Loggia è il barone Emilio Francica di Pancali, stretto collaboratore di Bufardeci.

Bufardeci raggiunge il grado di Notaio n. 33 (il più alto) nel Rito Scozzese. Nel 1898, un anno prima della sua morte, la Loggia Timoleonte si fonde con la Loggia Archimede, dando vita alla Loggia Timoleonte-Archimede.

L’appartenenza di un sacerdote cattolico alla Massoneria — già in contrasto con le posizioni della Chiesa di Roma — rende Bufardeci una figura atipica nel panorama ecclesiastico siciliano dell’Ottocento.

Portale d’ingresso ad arco di Palazzo Romeo-Bufardeci al civico 72 di Via della Maestranza, con androne voltato a botte e cortile interno illuminato

Il portale d’ingresso di Palazzo Romeo-Bufardeci al n. 72 di Via della Maestranza, Ortigia. Il palazzo fu la residenza della famiglia Bufardeci. Foto di Roberto Capozio.

Palazzo Romeo-Bufardeci

La famiglia Bufardeci risiede in uno dei palazzi più imponenti di Ortigia: Palazzo Romeo-Bufardeci, al civico 72 di Via della Maestranza. Eretto nei primi anni del Settecento dalla famiglia Romeo di Magnisi (baroni di Biggeni e marchesi di Magnisi), il palazzo passa in seguito alla famiglia Bufardeci, da cui prende il nome corrente.

La facciata, attribuita all’architetto siracusano Luciano Alì, è organizzata su quattro ordini orizzontali inquadrati da sei pilastri tuscanici e suddivisa in cinque sezioni verticali. Al piano terra si apre un portale arcuato con timpano spezzato; il secondo ordine presenta finestre rettangolari con balaustrine; il terzo ordine allinea sette balconcini con decorazioni geometrico-floreali e mascheroni grotteschi; in sommità un frontone merlato chiude la composizione.

L’interno si sviluppa attorno a un cortile porticato su tre lati (nord, est, ovest), raggiungibile attraverso un androne voltato a botte. Scale monumentali conducono al piano nobile. Il palazzo è classificato come bene architettonico e paesaggistico nel Catalogo dei Beni Culturali (codice 1900115110) e rientra nel patrimonio del tardo barocco del Val di Noto.

Nel 1943, durante la seconda guerra mondiale, una bomba colpisce il palazzo provocando il crollo di alcuni solai, ma la facciata resta intatta conservando l’aspetto originale. L’edificio ospita oggi appartamenti, esercizi commerciali e spazi espositivi.

Opere

L’attività letteraria di Bufardeci spazia dalla saggistica storica alla pubblicistica civile. Fra le opere note:

  • Le funeste conseguenze di un pregiudizio popolare. Memorie storiche (Firenze, Eredi Botta, 1868, 428 pp.). Dedicata alla memoria del fratello Vincenzo Bufardeci, morto il 9 aprile 1855 e descritto dall’autore come uomo di «virtù angeliche». Opera principale di Bufardeci, ricostruisce le vicende del colera del 1837 a Siracusa e analizza le conseguenze devastanti delle credenze popolari che attribuivano la diffusione del morbo ad avvelenatori deliberati. Il testo documenta come il “pregiudizio popolare” — la convinzione che il colera fosse un veleno sparso dai Borboni o da agenti stranieri — abbia provocato linciaggi, sommosse e una repressione governativa durissima, con centinaia di arresti e numerose condanne a morte. Bufardeci affronta il tema con spirito scientifico, smontando le false credenze e collocando l’epidemia nel contesto delle responsabilità politiche e amministrative. L’opera suscita accese polemiche a Siracusa: nel 1869 Gaetano Adorno Puma pubblica la replica Mario Adorno e le false accuse del sac. Emilio Bufardeci (Pulejo, Siracusa), a difesa della memoria di Mario Adorno, l’avvocato siracusano che nel 1837 aveva diffuso la teoria del colera-veleno e che Bufardeci chiama in causa nel suo volume.
  • Poche parole sul duello (Siracusa, 1876). Resoconto di un duello al quale Bufardeci stesso partecipa nel 1876 — circostanza singolare per un sacerdote.
  • Le cose al loro posto: poche parole (Siracusa, A. Norcia, 1885). Opuscolo polemico su questioni di attualità locale.
  • Cenno necrologico di Giuseppe Garibaldi letto nel Teatro Greco di Siracusa il XXV giugno MDCCCLXXXII (Siracusa, A. Norcia, 1882). Discorso commemorativo pronunciato al Teatro Greco di Siracusa su incarico del Comune.

Nel 1872, il Comune di Siracusa gli affida la commemorazione ufficiale di Giuseppe Mazzini, morto il 10 marzo di quell’anno. Dieci anni dopo riceve analogo incarico per la commemorazione di Giuseppe Garibaldi.

Il duello del 1876

Nel 1876 Bufardeci è protagonista di un duello, un episodio eclatante per un sacerdote cattolico. La vicenda, narrata da lui stesso nello scritto Poche parole sul duello, conferma la personalità anticonformista dell’abate siracusano, che non esita a misurarsi con le convenzioni sociali del suo tempo anche al di fuori dell’ambito politico e intellettuale.

Ultimi anni e morte

Dopo la conclusione del terzo mandato parlamentare (XVIII legislatura, 1892-1895), Bufardeci si ritira dalla vita politica attiva pur continuando a risiedere nel palazzo di Via della Maestranza. Muore a Siracusa il 28 giugno 1899, all’età di circa 83 anni. Il giorno successivo, il 29 giugno 1899, la Camera dei deputati gli dedica una commemorazione ufficiale in aula.

Famiglia e discendenti

Il fratello Vincenzo Bufardeci muore il 9 aprile 1855; Emilio gli dedicherà la sua opera principale, descrivendolo come uomo di virtù esemplari. La discendenza diretta di Emilio procede attraverso il figlio Gaetano (notaio, i cui atti sono conservati presso l’Archivio di Stato di Siracusa) e il nipote Giambattista “Titta” Bufardeci. Il pronipote Italo Bufardeci è notaio a Siracusa, sposato con Giuseppina Cannata, massone di 33° grado del Rito Scozzese Antico ed Accettato. Organizza a Siracusa un convegno pubblico sulla Massoneria, promuovendolo con un manifesto che dichiara apertamente: «La Massoneria non è una società segreta!». Italo è padre di Giambattista “Titti” Bufardeci. Fra i discendenti si annoverano:

  • Giuseppe Bufardeci (Siracusa, 3 aprile 1927 – Viterbo, 13 marzo 2010), deputato al Parlamento della Repubblica Italiana per la II e III legislatura (1953-1963), eletto nella circoscrizione Catania-Messina-Siracusa-Ragusa-Enna nelle liste del Partito Comunista Italiano. Siede nelle commissioni Difesa, Lavoro, Bilancio e Giustizia. Dopo l’invasione sovietica dell’Ungheria nel 1956, lascia il PCI e aderisce al Partito Socialista Italiano. Presenta 36 proposte di legge e 27 interventi in Assemblea. Il legame genealogico diretto con il ramo di Emilio Bufardeci non è documentato nelle fonti disponibili.
  • Giambattista “Titti” Bufardeci (Monterosso Almo, 18 aprile 1953), avvocato cassazionista. Deputato all’Assemblea Regionale Siciliana nella XII legislatura (1996, CDU). Vicepresidente della Regione Siciliana nel governo Drago (gennaio-novembre 1998). Sindaco di Siracusa per due mandati: eletto il 12 dicembre 1999 con il 73,6% al ballottaggio, rieletto nel giugno 2004 con il 51,9% al primo turno, in carica fino al 1° marzo 2008. Presidente dell’ANCI Sicilia. Vicepresidente della Regione e assessore nel governo Lombardo (2008-2010).
  • Barbara Bufardeci (Siracusa, 1° dicembre 1965 – 12 novembre 2023), vicepresidente del Circolo Canottieri Ortigia 1928 e, dal 2013 alla prematura scomparsa, team manager della nazionale femminile di pallanuoto (Setterosa). Con la squadra conquista l’argento olimpico a Rio de Janeiro 2016, il bronzo mondiale a Kazan 2015 e a Fukuoka 2023, e l’argento ai Giochi del Mediterraneo 2018. Definita dalla Federazione Italiana Nuoto «la mamma del Setterosa», le è stata conferita dal CONI la Stella al Merito Sportivo alla memoria.

Genealogia

Albero genealogico della famiglia Bufardeci di Siracusa

Albero genealogico della famiglia Bufardeci di Siracusa. Elaborazione grafica.
  • Emilio Bufardeci (1816–1899) — sacerdote, patriota, deputato

Ramo collaterale non documentato: Giuseppe Bufardeci (1927–2010), deputato. — Barbara Bufardeci (1965–2023), team manager del Setterosa.

Memoria e toponomastica

Il Comune di Siracusa ha intitolato a Emilio Bufardeci una via nel quartiere di Tiche, in una traversa di Viale Santa Panagia, nei pressi dell’ex Ufficio d’Igiene. La collocazione decentrata della via è stata giudicata inadeguata rispetto al rilievo storico del personaggio. Il centenario della morte (1999) è trascorso senza commemorazioni pubbliche di rilievo.

Il Palazzo Romeo-Bufardeci in Via della Maestranza resta il monumento più visibile legato al nome della famiglia.

Fonti

  • Bufardeci, Emilio. Le funeste conseguenze di un pregiudizio popolare. Memorie storiche. Firenze, Eredi Botta, 1868. Consulta online.
  • Gubernale, Giuseppe. Manoscritto inedito conservato presso la Biblioteca Comunale di Siracusa (Fondo Gubernale).
  • Randazzo, Antonio. «Bufardeci Emilio – Personaggi storici». antoniorandazzo.it. Consulta online.
  • «La massoneria a Siracusa, dal Venerabile Andolina alla Loggia Archimede». I Fatti Siracusa, 2020. Consulta online.
  • «La Nostra Storia». Rispettabile Loggia Archimede 342, Grande Oriente d’Italia. Consulta online.
  • «Palazzo Bufardeci». Catalogo dei Beni Culturali, Ministero della Cultura. Consulta online.
  • Portale storico della Camera dei deputati, storia.camera.it.
  • Adorno Puma, Gaetano. Mario Adorno e le false accuse del sac. Emilio Bufardeci. Pulejo, Siracusa, 1869.
  • Archivio Centrale dello Stato. Minuta autografa di telegramma ad Emilio Bufardeci, 25 dicembre 1895. Consulta online.
  • Epistolario di Giuseppe Garibaldi, Voll. VI e VIII (1861–1863). Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano. Consulta online.
  • Archivio di Stato di Siracusa. Fondo Notarile (atti notaio Giulio IV Xibilia, 1826-1855); Fondo Prefettura (Busta 1582).
  • Voce «Emilio Bufardeci». Wikipedia, l’enciclopedia libera. Consulta online.

Scheda aggiunta da Alessandro Calabrò il 08 aprile 2026.